Debutta una nuova opera di Melchiorre commissionata dalla Fondazione Arena di Verona.

Un Attila dignitoso ma non memorabile, con un Anastassov, nel ruolo del titolo, dal timbro caldo ma dall'espressione un po' monocorde e una Guleghina un po' sopra le righe. Regia straniante, un po' immaginifica, dove i personaggi vestono costumi d'epoche diverse, che non sa però indicare il senso di una lettura e delle sue scelte. Direzione musicale di Kovatchev efficace che punta ad effetti paritcolari, con ampie aperture liriche e stingenti cabalette.

Per il "Nixon in China", con cui si apre a Verona la stagione invernale, si ripropone una lettura in chiave fortemente simbolica di un allestimento di 10 anni fa dell'Opertheater di Vienna del regista Pawlik. Buona prova della compagnia di canto con un'incisiva direzione di Andreas Mitisek

Elementi architettonici, una grande struttura metallica geometrizzante, una libreria con enormi volumi, domina la scena, a fronte di una corona stilizzata: allestimento raffinato e austero di Denis Krief, Vibrante e salda la resa musicale della conduzione di Daniel Oren, buona e affiatata la compagnia di canto, con un Leo Nucci protagonista.

Mirabile prova del soprano cinese Hui He, nel ruolo del titolo, con l'incisiva direzione del solito Oren nell''atteso nuovo allestimento di Aida dell'Arena di Verona, del dopo Zeffirelli. La regia affidata al regista tv Giampiero Solari, non delude le aspettative del pubblico per la sovrabbondanza di elementi coloristici, spettacolari e luminosi.

Arena di Verona gremita decreta un grande successo di pubblico per il nuovo lavoro di Riccardo Cocciante. Grande spettacolarità con proiezioni tridimensionali. Un'opera giocata musicalmente su prevedibili formule melodiche, ripetute all'infinito. Compagnia di canto di giovanissimi, molto carica e motivata.

Notevole prova di Mariella Devia, per la prima volta nel ruolo di Anna Bolena e co lei di un'affiatata compagnia di canto. Esecuzione integrale dell'opera con una conduzione musicale, curata nel dettaglio, ma troppo dilatata nei tempi. Regia d'autore, ricca di riferimenti simbolici, evocazioni pittoriche, suntuosi i costumi.

Si celebrano a Mantova i 400 anni di Orfeo, nella suggestiva cornice del Bibiena, con un cast formato dai vincitori del Concorso Internazionale di Canto per i ruoli dell'Orfeo, indetto dall'Istituto Internazionale per l'Opera e la Poesia, selezionati da una giuria presieduta da Raina Kabaiwanska. Spettacolo agile nella conduzione semiscenica e con una buona resa musicale.

Indovinato allestimento di Hugo de Hana, che sul piano scenografico, incornicia la vicenda del libretto di Romani, in un vortice di immagini proiettate sullo sfondo, tra selve, dirupi, fogliami, luci e colori cangianti. Attenta la conduzione di Fournillier. Strepitosa la performance di Iva Mei nel ruolo della protagonista.

Impianto registico e scenografico di ispirazione 'popolare' che si rifà al teatro dei pupi, da cui proviene il regista alla sua prima esperienza alla regia d'opera. Buona le resa musicale della direzione di Hamar così come la giovane compagnia di canto.

Scenografie essenziali, scelte registiche raffinate e di notevole efficacia teatrale, con soluzioni e trovate non invadenti rispetto alle dinamiche drammaturgiche. Buona e salda la direzione di Lu Jia. efficace e dinamica compagnia di canto. Anfiteatro al completo.

Interessante impianto registico di carattere minimalista, con particolari scelte cromatiche. Direzione musicale senza carattere e tempi molto lenti. Buona la compagnia di canto.