La scatola sonora di Alberto Savinio

Il Saggiatore ripropone la raccolta di pezzi di critica musicale del pittore e poeta

 

Alberto Savinio Scatola sonora
Articolo
classica

Se, rispetto alla storia della musica, la critica musicale propriamente intesa è un fenomeno relativamente recente, sviluppato a partire dall’Ottocento – seppure alcuni caratteri siano rilevabili nel secolo precedente – già nel corso del Novecento essa subisce importanti trasformazioni che ne rivoluzionano il profilo, arrivando al radicale sforzo di rinnovamento che giunge, anche nel nostro Paese, fino ai giorni nostri. I caratteri e le cause di questa situazione sono molteplici, e riguardano sia la critica come funzione alla quale viene riconosciuto un ruolo nell’ambito dei mezzi di informazione, sia l’oggetto al centro della sua attività di riflessione.

Già nella prima metà del secolo scorso, possiamo rilevare una situazione in evoluzione che poneva problematiche nuove alla critica musicale, come emerge anche da questa testimonianza del 1960 di Andrea Della Corte tratta da suo volume La critica musicale e i critici: «Le condizioni della società europea nel Novecento dopo la prima guerra, e ancora oggi, i bisogni di nuove classi di lettori, la scomparsa in Germania e Francia di autorevoli giornali, la restrizione dello spazio imposta dalla nuova moda giornalistica alle rubriche e specialmente a quelle culturali, la rinuncia al feuilleton selezionante gli avvenimenti notevoli in una settimana, quindi la sollecitudine dei resoconti tra cronistici e critici, la difficoltà dell’esporre e criticare brevemente opere di nuove tendenze, in cui l’intricata teoria primeggia sull’interesse artistico, la scarsità di critici “letterati” dei quali gli articoli fossero da raccogliere in volumi, com’era avvenuto nell’Ottocento, han cagionato in tutte le nazioni mutamenti nella pratica della critica».

Scatola sonora Alberto Savinio

 

Nel contesto storico delineato dal Della Corte si innesta l’esperienza di Alberto Savinio, pittore, poeta, drammaturgo e musicista, fratello minore di Giorgio De Chirico, del quale la casa editrice il Saggiatore ha recentemente pubblicato una nuova edizione ampliata del volume Scatola sonora (la cui prima edizione curata da Fausto Torrefranca per Ricordi è apparsa 1955 quale omaggio all’autore scomparso tre anni prima, ristampata in seguito da Einaudi), raccolta di scritti musicali che Savinio realizzò fra gli anni Venti e il secondo dopoguerra, in questa occasione curata da Francesco Lombardi e completata da un denso saggio di Mila De Santis.

Personalità multiforme, Savinio incarna un’idea di critica musicale che si sviluppa in maniera organica attraverso rimandi e riflessioni trasversali scaturite da quel caleidoscopio di interessi che rappresenta l’anima del suo originale profilo culturale. Un dato che emerge anche dalla personale e seducente consapevolezza che lo porta a descrivere il suo distacco dall’attività compositiva: «musicista, io mi sono allontanato nel 1915 all’età di ventiquattro anni dalla musica, “per paura”. Per non soggiacere al fascino della musica. Per non cedere totalmente alla volontà della musica. Perché avevo sperimentato su me stesso gli effetti deprimenti della musica. Perché da ogni crisi musicale io sorgevo come da un sogno senza sogni. Perché la musica stupisce e istupidisce».

Quindi, se non scrive più musica, Savinio scrive “di” musica, a partire da quella rubrica – Scatola Sonora – ospitata dalla metà degli anni Venti sulle pagine della rivista “Il Secolo XX”, e che regala il titolo a questo volume. La prosa che emerge da questa ricca raccolta restituisce, assieme alla matura consapevolezza del musicista, l’acume venato di ironia e di coinvolgimento dell’uomo che vive in prima persona i caratteri del proprio tempo, assumendosi la responsabilità delle proprie idee e valutazioni, capace di illuminanti tratteggi – «quando attaccò Michelangeli, sembrò che un angelo si fosse seduto al pianoforte» – e di manifeste idiosincrasie come quelle, tra le altre, emerse nei confronti dell’“acquatico” Debussy o di Wagner, definito «un autore superato e prossimo a prendere stanza nel deposito delle inutilità».

Un approccio lucido e “militante” alla critica musicale, capace di coinvolgere il lettore – anche se di opinione differente – e che lo stesso autore disegnava in maniera altrettanto disarmante e, allo stesso tempo, cristallina: «bisogna dosare il proprio giudizio, adattarlo, piegarlo, accartocciarlo, smussarlo, ritorcerlo, ammollirlo, levigarlo, umettarlo, infiocchettarlo, presentarlo nella stagnola, cercare di dire e assieme non dire, per salvare la dignità, la suscettibilità, gli interessi dell’autore, degli attori, del pubblico».

Parafrasando Della Corte, Savinio insomma rappresenta un prezioso esempio che ci sprona a dedicarci alla lettura degli scritti di un critico musicale i cui articoli vale la pena, ancora oggi, di “raccogliere in volume”.

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