Voce e chitarra a Napoli

Teresa Iervolino e Eugenio della Chiara per “A corde spiegate”

Teresa Iervolino
Teresa Iervolino
Recensione
classica
Napoli
A corde spiegate
24 Settembre 2021

È cominciata venerdì 24 settembre la terza edizione di “A corde spiegate”. Tre concerti di musica dal mondo delle corde pizzicate, Andrea De Vitis, Eugenio della Chiara con la cantante Teresa Iervolino, e l’ensemble I Bassifondi, ma anche workshop, nella Chiesa di San Rocco a Chiaia di Napoli, prodotto dalla Fondazione Pietà de’ Turchini diretta da Federica Castaldo. Il festival si inserisce nella programmazione di “La Campania è Teatro, Danza e Musica”, promosso da ARTEC/ Sistema MED in collaborazione con SCABEC e Fondazione Campania dei Festival.

Il secondo concerto dei tre esalta la musicalità facile, ricca, estrosa e comunicativa della musica per chitarra: da E. Granados a M. Llobet e M. de Falla in un concerto di "Tonadillas y Canciones" - come si legge dalle note di sala di Paola De Simone, ovvero canzoni teatrali. La Iervolino l'ha raccontato con una tavolozza di gesti vocali cangianti, uno per ogni brano, declinati con maestria e sorriso. Insieme e a volte con passaggi solistici, Della Chiara alla chitarra si alternava in danze con ritmo esatto, veloce a volte umoristico. La musica per chitarra non è mai facile. Richiede voci e strumenti dalla tecnica smagliante, costruita su frasi brevi e caratterizzanti, ha temi essenziali. La Iervolino tratteggia un Granados iniziale in La Maya de Goya mai sfilacciato in timbro, parola, affetti. Canta Granados con colore tondo, portamenti: possiede arguzia e espressività con quel pizzico di lamento naturale, che incarna le passioni ed il vero. La seconda parte del concerto approda ad un'altra dimensione interpretativa, plasmata sulle morbidezze del canto della chitarra, dove Della Chiara è protagonista: con leggerezza nei brani di Llobet, restituiva tutta la nostalgia delle melodie. Equilibrato in Capriccio Arabo di Tarrega, inquieto e graffiante ma senza mai un vibrato.

Trasversale, usciva anche il buon intreccio dei vari pezzi, con efficaci slanci di 'vocalità cameristica': questo a rivelare il tratto originale dei compositori spagnoli di inizio secolo. Stanato anche nelle sonorità eccellenti dalla Iervolino, con gestualità vistosa, mai con sbalzi timbrici eccentrici. E la bravura della cantante di Bracciano sta proprio nel vincere la passionalità dell'elemento folklorico su cui lo stile spesso fa perno. A tratti più incisivo, concludono il programma brani di de Falla, tutti sulla soglia tra parlato e cantato, qui la Iervolino incisiva più nella parola che nel timbro, giustamente - un piacere quest'equilibrio sul filo del rasoio. Ed in bis, il duo reinventa A’ Vucchella in tutte le sue possibili sfumature timbriche, e Passione. Quest'ultima in un'esecuzione struggente dei due protagonisti.

 

 

 

 

 

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