Vicenza Jazz 2 | La città suona bene

Successo per il New Gary Burton Quartet

Recensione
jazz
Bella e succosa la terza giornata di New Conversations 2013. Una miriade di proposte musicali che coinvolgono molti spazi urbani: piazze, vicoli, palazzi storici, cortili, chiese, bar. Una città che suona bene.
È domenica e l’apertura non può che essere all’insegna della spiritualità. Emozioni forti al Tempio di S. Corona con la celebrazione liturgica sulle note della Misa Criolla di Ariel Ramirez. Eseguono il coro e l’ensemble strumentale di Vicenza diretti da Giuliano Fracasso con diligenza e convincente calore. Poi, a svegliare la città, nel pomeriggio un po’ assopita, ci pensano i Funk Off che partono da Piazza Castello e invadono il centro storico con il loro carico di adrenalina pura, suoni travolgenti, ritmi indiavolati, soluzioni raffinate e spettacolarità coreografica. Veramente inossidabile la street band toscana, che dopo tanti anni di successi a livello internazionale conserva ancora energia, idee, e una costante cura degli arrangiamenti. Scontato e travolgente il successo, che fa sempre riflettere sui caratteri originali e popolari della musica afroamericana, nata per far ballare.

Stessi agganci tematico-stilistici per The Lester Brass Project, guidato da Gianluca Carollo nella notevole cornice del cortile di Palazzo Trissino: un’ottima front line di ottoni supportata da una forte onda d’urto ritmica, che mette in gioco in modo originale tracce classiche e arrangiamenti spiazzanti per riapprodare, infine, alla fonte: la storia, la tromba e il genio del mai abbastanza compianto Lester Bowie.

La sera il palco dell’Olimpico è tutto per il New Gary Burton Quartet, che vede - oltre al leader al vibrafono - la chitarra di Julian Lage, il contrabbasso di Scott Colley e la batteria di Antonio Sanchez. Subito un merito: quello di aver creato, già prima della musica, un feeling forte con il numeroso pubblico. Sorrisi, disponibilità, eleganza, leggerezza, professionalità profusi in gran quantità per un uditorio ricettivo e caldo. Mica poco. Burton con questa super formazione pare rivitalizzato, tranciando di netto ogni lontananza generazionale e allontanando qualche appannamento degli ultimi anni. Freschezza esecutiva, suono unico, improvvisazioni misurate e brillanti, soprattutto il merito di lasciare molto spazio ad una formazione di grandi talenti. A partire dalla batteria di Sanchez, scelta che parrebbe azzardata in un quartetto con vibrafono. Il batterista americano privilegia infatti un drumming muscolare e, dall’alto di una postura perfetta, disegna sulle pelli una poliritmia fantastica per ricerca sonora e tensione. Il contrasto con le atmosfere trasognate del vibrafono risulta il vero marchio originale del gruppo. Di notevole personalità la chitarra di Lage, inventiva, avventurosa e quasi romantica, con tonalità blues. Il contrabbasso di Colley è solido, elegante come sempre, ma anche aperto ad interagire con i compagni in una ricca ragnatela di rimandi e stimoli. Con una formazione così, il repertorio è pura formalità: standard, brani originali dei singoli, uno struggente tango di Piazzolla sono i pretesti per creare un continuum sonoro pregevole e mai ripetitivo, elegante e mai stucchevole, leggero e mai autoreferenziale.

Resta il tempo per fare un salto al Cafè Trivellato per ascoltare I Rusconi, “il nuovo jazz che viene dalla Svizzera”: così presenta il trio il programma. Sul termine “nuovo” sorge qualche dubbio, ma sicuramente il loro è un progetto trasversale, ideologico, che mischia elettronica, ambientazioni e panorami nord europei. Suoni distorti, musica radicale con venature psichedeliche e inquietanti. Non proprio il massimo, prima del meritato riposo dopo una giornata densa di eventi.

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