A Verona torna La rondine di Puccini

In occasione del centenario della morte del compositore al Teatro Filarmonico presentato un nuovo allestimento di una delle sue opere meno rappresentate

La rondine (Foto Ennevi)
La rondine (Foto Ennevi)
Recensione
classica
Teatro Filarmonico, Verona
La rondine
18 Febbraio 2024 - 25 Febbraio 2024

Ci voleva il centenario pucciniano per tornare a riascoltare la Cenerentola fra le sue opere. La rondine torna a volare a Verona, al chiuso del Teatro Filarmonico per la stagione della Fondazione Arena di Verona, in un nuovo allestimento coprodotto con il Teatro Coccia di Novara. A novembre l'opera è andata in scena al Teatro Regio di Torino e ad aprile sarà alla Scala.

L’idea nasce nel 1913 come operetta alla Lehàr da rappresentarsi al Carltheater di Vienna. Però poi scoppia la Prima Guerra Mondiale, gli Austriaci diventano il Nemico e non se ne fa nulla. La rondine cambia piumaggio, mutandosi da operetta in commedia lirica, e vola a Monte Carlo, dove sarà rappresentata solo nel 1917. Il fidato Giuseppe Adami fornisce i versi a partire dal testo tedesco Die Schwalbe di Alfred Maria Willner and Heinz Reichert.

Parigi fa da sfondo alla vicenda, che ha per protagonista la “rondine” Magda, una Violetta Valéry aggiornata ai tempi, amante del ricco e cinico Rambaldo. Un po’ per noia un po’ per capriccio, vestita da “grisette”, Magda va da Bullier, una versione aggiornata del Momus, e lì si infatua dell’ingenuo Ruggero, un provincialotto per la prima volta a Parigi, che naturalmente si innamora perdutamente di lei. Lui sogna già di portarla nella sua casa “che intorno ha un orto e in faccia la collina che si risveglia al sole la mattina”, immaginando che un giorno verso quel sole “non si tenda lietamente la piccola manina d'un bambino”. Dichiara alla madre la sua volontà di sposare Magda ma lei prova a fargli capire che non si tratta di “quel” tipo di donna: “Sono venuta a te contaminata!”, e ancora: “Posso esser l'amante, non la sposa, la sposa che tua madre vuole e crede”. Quindi lo abbandona, non senza un fondo di malinconia, volando come la rondine al vecchio nido del protettore parigino.

Puccini ci lavorò molto per rifinire i dettagli e producendo tre diverse versioni del finale: quello di cui sopra, quello del 1920 (per Vienna) nel quale Magda torna al suo demi-monde approfittando dell’assenza del giovane amante, e quello del 1921 nel quale Magda viene cacciata da Ruggero per il suo passato peccaminoso rivelatogli da una lettera anonima. A Verona va in scena la versione tradizionale del 1917. Tradizionale è anche il disegno registico di Stefano Vizioli, sostanzialmente fedele alle didascalie, che sposta l’azione dalla Francia del Secondo Impero agli anni della composizione dell’opera suggeriti nelle essenziali ma efficaci scelte scenografiche di Cristian Tarraborrelli e soprattutto negli eleganti costumi di Angela Buscemi. Molto vivace è soprattutto il secondo atto da Bullier, evocato da una grande scritta luminosa sospesa sulla scena praticamente vuota, con cori e danze (le coreografie intonate sono di Pierluigi Vanelli) che strappano l’applauso nel finale. Meno inventivi il primo atto, ambientato nel grande salone déco di Rambaldo con grande fondale (proiettato) di un nudo modiglianesco, e il terzo nella stanza d’hôtel con un semplice letto contro un cielo magrittiano.

Molto apprezzabile l’esecuzione musicale guidata da Alvise Casellati, fin troppo attento a non cedere agli eccessi sentimentalistici ma dal tocco leggero e attento a dare rilievo all’elaborato merletto strumentale pucciniano, ben restituito all’ascolto dall’Orchestra della Fondazione Arena di Verona. Piacerebbe una maggiore pulizia nel complesso intreccio dei ballabili del secondo atto ma lì la scrittura è davvero complessa. Lodevole è anche l’attenzione alle voci, che, nei ruoli principali, sono quelle di Mariangela Sicilia, una Magda (prossimamente anche alla Scala) incisiva sulla scena non meno che sul piano vocale, Galeano Salas, un Ruggero di bel colore vocale ma piuttosto povero di slancio e di fuoco. Gli altri sono Eleonora Bellocci, una Lisette ottima attrice e cantante spigliata e sicura, Matteo Roma, un Prunier galante ed elegante anche nella linea di canto, Gezim Myshketa, un Rambaldo dal rilievo insolito e di apprezzabilissimo colore vocale. Completano degnamente il lungo cast tutti gli ottimi comprimari e il Coro della Fondazione Arena di Verona preparato da Roberto Gabbiani nell’animato secondo atto.

Pubblico piuttosto numeroso all’ultima recita del cartellone. Molti applausi, anche a scena aperta.

 

 

 

 

 

 

 

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Arte concert propone l’opera Melancholia di Mikael Karlsson tratta dal film omonimo di Lars von Trier presentata con successo a Stoccolma nello scorso autunno

classica

I poco noti mottetti e i semisconosciuti versetti diretti da Flavio Colusso a Sant’Apollinare, dove Carissimi fu maestro di cappella per quasi mezzo secolo

classica

Piace l’allestimento di McVicar, ottimo il mezzosoprano Lea Desandre