Un Tristano in bianco e nero a Francoforte 

All’Oper Frankfurt interesse per l’opera di Richard Wagner, assente da qualche stagione

Tristan und Isolde (Foto Barbara Aumüller)
Tristan und Isolde (Foto Barbara Aumüller)
Recensione
classica
Oper Frankfurt
Tristan und Isolde 
19 Gennaio 2020 - 02 Luglio 2020

Tre modi di raccontare la stessa storia emozionante: nel primo atto è il racconto di Isotta, nel secondo quello insieme di Tristano e Isotta e nel terzo quello di Tristano. È il Tristan und Isolde che la regista Katarina Thoma ha portato in scena all’Opernhaus di Francoforte sul Meno nel cartellone dell’Oper Frankfurt. Uno spazio bianchissimo delimitato da tre altissime pareti e una fila di neon verticali (la scena unica è di Johannes Leiacker) che sfronda la vicenda di qualsiasi coordinata spazio-temporale. Nero è solo il grande pannello che nel primo atto, appeso in bilico a quattro catene, allude al mare solcato dal vascello che porta Isolde dal suo sposo. Nel secondo atto è un muro che allude alla notte d’amore e porta del regno al quale torna Tristano ferito. Nel terzo atto è spezzato come il relitto di un naufragio sul quale si consuma l’agonia di Tristan. E una barca è l’elemento in una scena altrimenti vuota che collega i tre momenti del racconto come in un viaggio. La cornice è interessante ma lo spettacolo resta freddo e drammaticamente anodino nella sua cerebralità nonostante qualche momento riuscito, come l’irruzione della musica nel terzo atto del corno inglese di Romain Curt e della wagneriana “Holztrompete” di Florian Pichler

La musica, dunque, che è guidata dal direttore musicale della casa Sebastian Weigle, wagneriano per vocazione ma al debutto nel Tristan. Questo suo Wagner ha un suono orchestrale pieno e avvolgente, un afflato quasi eroico e una chiarezza nell’inciso che tende a sacrificare i momenti di rapimento estatico, la “Nacht der Liebe” ma anche il celebre “Liebestod” del finale. Soprattutto deve fare i conti con una coppia di protagonisti con evidenti limiti vocali – Vincent Wolfsteiner è un particolarmente legnoso Tristan, Rachel Nicholls è un’Isolde che almeno sa tenere la scena ma vocalmente è un peso leggero – e con più di bella sorpresa nel resto del cast, soprattutto nella splendida prova di Andreas Bauer Kanabas, un re Marke reso con accenti nobilissimi e ammaliante morbidezza di emissione. Di grande spessore anche il Kurwenal di Christoph Pohlche esce soprattutto nel terzo atto e la Brangäne di una sempre musicale Claudia Mahnke. Molto bene anche nei ruoli minori l’interessante Melot di Iain MacNeil, il delicato pastore di Tianji Lin, e i due marinai Michael Petruccelli e Liviu Holender

Assente da qualche anno dalla scena di Francoforte, un successo questo Tristan lo registra già nel “sold out” di tutte le numerose recite, salutate comunque festosamente dal folto pubblico. 

 

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Beryl Korot e Steve Reich riflettono su scienza e tecnologia

classica

All’Oper Frankfurt il regista australiano firma un allestimento dell’opera straussiana che raccoglie consensi nonostante una lettura controversa 

classica

A Parigi un riuscito allestimento de La dame blanche, storico successo della sala parigina