Un albatros alla Scala

Nella meravigliosa "Bayadère" che Marius Petipa creò nel 1877 a San Pietroburgo sulla musica di Minkus, un classico del tardoromanticismo, spicca Svetlana Zakharova con Roberto Bolle, accompagnati dignitosamente dal corpo di ballo della Scala.

Recensione
classica
Teatro alla Scala Milano
Ludwig Minkus
13 Maggio 2006
Perché chiamiamo Baiadere le danzatrici sacre dei templi? Niente a che vedere col sanscrito: alcuni viaggiatori portoghesi, colpiti dalle danze delle devadasi, tornarono dall'India narrando di "bailadeire". E di baiadere è colmo l'immaginario di poeti, scrittori, pittori e coreografi dell'Ottocento, attratti dal fascino esotico e dal mistero di queste creature inaccessibili e perciò desiderabili, predestinate e forse infelici. Nel balletto, un titolo spicca meraviglioso: La Bayadère che Marius Petipa creò nel 1877 a San Pietroburgo sulla musica di Minkus. Un classico del tardoromanticismo, per molti versi affine alla quasi coeva Aida verdiana: lui, l'eroe, ama lei ma è promesso alla figlia del potente (autentica deuteragonista) e finirà male. Nella fattispecie, lei uccisa da un serpente posto dalla rivale tra i fiori, lui e l'altra seppelliti da un terremoto: accade nel quarto atto, perduto in epoca sovietica e reinventato dalla mitica Natalia Makarova per diverse compagnie tra cui il Balletto della Scala che l'ha in repertorio dal '92 con le splendide scene di Pierluigi Samaritani. Lascia senza parole la strepitosa architettura ideata da Petipa, si pensi all'Atto delle Ombre con la magica apparizione delle baiadere e il pas de deux tra Nikyia e Solor, gli amanti: là dove la geometria si fa poesia e la perfezione del passo e del gesto sono "in sé significanti" come direbbero i semiologi. Soprattutto se danza Svetlana Zakharova, apertura alare di un albatros, linee infinite, dolente e insieme astratta. Le è di poco inferiore Roberto Bolle, mirabile scenicamente ma incerto in un ruolo che in effetti è un po' da pesce in barile. La Compagnia della Scala fa il possibile di fronte a un classico che i russi possiedono geneticamente: il risultato alla fine è dignitoso.

Interpreti: Svetlana Zakharova (13,16,18,20 maggio)/Marta Romagna (23,24 maggio) /Deborah Gismondi (24 maggio matinée) / Francesca Podini (25,26 maggio); Roberto Bolle (13,16,18,20 maggio)/ Leonid Sarafanov (23,24 maggio)/, Massimo Garon (24 maggio matinée) /Massimo Murru (25,26 maggio)

Scene: Pierluigi Samaritani

Costumi: Yolanda Sonnabend

Corpo di Ballo: Corpo di ballo del Teatro alla Scala

Coreografo: Natalia Makarova da Petipa

Orchestra: Orchestra del Teatro alla Scala

Direttore: David Coleman

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