Tutti in aeroporto

Il Theater Bonn presenta un nuovo allestimento della fortunata opera Flight di Jonathan Dove

Flight (Foto Sandra Then)
Flight (Foto Sandra Then)
Recensione
classica
Theater Bonn, Opernhaus
Flight
21 Gennaio 2024 - 24 Marzo 2024

Compositore di successo, celebrato in patria ma pressoché sconosciuto da noi, Jonathan Dove gode di una certa popolarità al Theater Bonn, che, dopo The Adventures of Pinocchio e la prima assoluta di Marx in London, ha appena inaugurato un nuovo allestimento della fortunata Flight, opera in tre atti fresca di festeggiamenti per i suoi primi 25 anni dal fortunato battesimo a Glyndebourne nel 1998 seguito da numerosi allestimenti soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti. La tragicommedia aeroportuale prende spunto dalla vicenda del rifugiato iraniano Mehran Karimi Nasseri, che trascorse 18 anni all’interno dell’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi non volendo né rientrare nel proprio paese per ovvie ragioni né potendo entrare in territorio francese o di altri paesi poiché privo di passaporto. L’opera di Dove non indulge troppo sui dettagli di quella paradossale storia di ordinaria emigrazione ma la inserisce in un mosaico di storie, i cui protagonisti sono le vittime aeroportuali di ordinarie tragedie meteorologiche con conseguenti contrattempi fatti di ritardi e cancellazioni di voli, piuttosto consueti per chi frequenta aeroporti non solo in epoca di vacanze.

In questa cornice, lo spiritoso libretto in rima di April De Angelis presenta una vivace galleria di tipi umani con una giovane coppia in crisi che cerca di riattizzare il desiderio ormai spento in vacanza e con un manuale di pratiche sessuali, un diplomatico piuttosto arrogante e la moglie incinta in viaggio verso la sede diplomatica di Minsk, una donna attempata in attesa di un giovane amante, e un’hostess e uno steward continuamente interrotti nelle frenetiche e furtive attività sessuali. Fra loro c’è anche un rifugiato, solitario e in fuga dalla caccia all’uomo dell’ufficiale dell’immigrazione. E dall’alto della sua postazione, c’è anche una stravagante “controller”, che osserva tutti e commenta cinicamente tutto ciò che vede nella notte frenetica nella sala d’attesa, facendo anche gli annunci con un certo sadico compiacimento con colorature spericolate e accompagnamento di vibrafono e xilofono, come una Regina della notte nella torre di controllo. Prigioniera di quel luogo come, per altre ragioni, è anche il rifugiato, proprio con lui stabilirà un contatto vero, l’unico, nel caos prodotto dalla simbolica tempesta, che obbliga quelle vite in transito a un’imprevista prigionia corredata di intrecci e inattesi scambi per lo più sessuali dal sicuro potenziale comico.

Abilmente scritta con un linguaggio musicale che ammicca non poco alla spudorata piacioneria del musical, a Bonn l’opera di Dove trova una realizzazione molto riuscita grazie soprattutto al passo frenetico impresso dal direttore Daniel Johannes Mayr alla Beethoven Orchester, che fa anche apprezzare pienamente la brillante e ricca orchestrazione del compositore britannico.

Per questo lavoro, che scava ben poco nella dimensione interiore, la regista Adriana Altaras sceglie la chiave della farsa, fatta comunque con gusto, ritmo incalzante e qualche spiritoso inserto surreale nella riproduzione realistica di una sala d’attesa aeroportuale dello scenografo Christoph Schubiger con le ariose videoproiezioni di Rasmus Rienecker e i costumi intonati di Nina Lepilina. Se qualche limite emerge nel ritratto individuale dei personaggi, l’ensemble funziona invece benissimo, specie nel comparto femminile, così come funziona la resa della frizzante scrittura vocale di Dove che copre l’intero spettro di voci liriche con i suoi dieci interpreti: nell’alto delle altezze siderali se la cava benissimo la “controller” Sophia Theodorides, e più giù diverte il frizzante quartetto delle allegre comari di Windsor “reloaded” fatto dalla Tina di Ava Gesell, dalla focosa hostess di Tina Josephine Jäger, dalla frustratissima puerpera del diplomatico Sarah Mehnert, e dalla malinconica donna in attesa di un giovane partner che non comparirà mai Susanne Blattert. Scendendo ancora, si trova la “strana coppia” protagonista di una divertente scappatella gay di Samuel Levine, Bill un po’ ai limiti della tessitura, e Carl Rumstadt, un ammiccante steward sessualmente sfrenato, e ancora giù fino ai più convenzionali Mark Morouse, il diplomatico ambizioso, e Christopher Jähnig, l’ufficiale dell’immigrazione con un cuore. Il rifugiato con la voce di controtenore è Benno Schachtner, che fa vibrare pochissimo la corda sentimentale soprattutto nel monologo finale, vero (e forse unico) climax emotivo dell’opera.

Pubblico numeroso alla prima. Molte risate, molti applausi.

 

 

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Napoli: da Reich a Battistelli

classica

Milano: il nuovo direttore della Sinfonica di Milano

classica

Un successo alla Semperoper di Dresda per la nuova opera di Detlev Glanert Die Jüdin von Toledo ispirata a una tragedia del 1855 dell’austriaco Franz Grillparzer