Trittico al risparmio a Firenze

Teatro del Maggio: le tre opere di Puccini dirette da Valerio Galli

Tabarro
Tabarro
Recensione
classica
Teatro del Maggio, Firenze
Il Trittico
15 Novembre 2019 - 23 Novembre 2019

Trittico risparmioso al Teatro del Maggio a Firenze con una scena quasi unica: un elemento scenico simulante un grande edificio sghembo per il quai parigino del Tabarro, il convento di Suor Angelica e l’interno fiorentino dello Schicchi, con foto dei canali parigini e del Ponte Vecchio per dare un’idea di dove siamo, costumi genericamente novecenteschi, e deve essere sembrato troppo poco al manipolo di spettatori che ha contestato alla fine Denis Krief, autore di scene e regìa, attenutosi peraltro, scene a parte, ad una chiave registica fluida e senza forzature, ma anche senza grandi invenzioni, tra troppo poco e troppo, tra lo scialbo miracolo di Suor Angelica e certe controscene un po’ forzate nello Schicchi. A questo Trittico dimesso e monocromo la musica avrebbe potuto aggiungere qualcosa, ma non è stato così, perché sul podio Valerio Galli non è andato oltre un’efficiente amministrazione di queste tre partiture che rappresentano forse il lascito più personale, più avanzato e significativo di Giacomo Puccini, e lo rappresentano proprio in una diversità di tinte e in una miriade di preziosità musicali che qui non ci sono sembrate particolarmente rilevate. Solo il Tabarro era una nuova produzione del Maggio, Suor Angelica e Gianni Schicchi erano nate a Cagliari e a Lucca, e temiamo che in questo passaggio ad una sala più grande le voci siano state sacrificate, tra fuoriscena non sempre ben calibrati e disposizioni spesso lontane dal proscenio (e poi qui c’è una buca d’orchestra grande come una piscina) che rendevano più pesante il compito, con l’attribuzione di parti doppie e triple. Così Maria Josè Siri era un’ottima, incisiva e convincente Giorgetta nel Tabarro, e un’Angelica più in difficoltà anche se ha risolto bene la sua aria memorabile, Anna Maria Chiuri non era una Frugola particolarmente interessante nel Tabarro ma era poi una potente e scolpita Zia Principessa (e qui anche la regìa ha lavorato bene mostrandoci in controluce una dama meno ferrea) e Zita nello Schicchi, dove Bruno De Simone era un Gianni Schicchi simpaticissimo e di smussata protervia, ma i più convincenti vocalmente e teatralmente nei ruoli principali erano Franco Vassallo e Angelo Villari, Michele e Luigi nel Tabarro. Molte parti erano affidate alle giovani voci dell’Accademia, buone quanto si vuole ma in difficoltà di fronte alla bisogna di scolpire in poche battute personaggi e situazioni. Buon successo, ma niente di più.  

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

All’Opera di Roma Daniele Gatti guida ad un’interpretazione maiuscola un ottimo cast e un coro e un’orchestra  in gran forma

classica

All’Oper Frankfurt va in scena il poema lirico di Gabriel Fauré in allestimento tutto femminile 

classica

Si apre all’Accademica Filarmonica Romana il ciclo dedicato a Beethoven