Trascinante Aurora al Parco della Musica

Per la norvegese Aurora un pubblico eccezionalmente giovane ha affollato la Sala Santa Cecilia

Aurora (foto di Musacchio/Ianniello/Pasqualini/Fucilla )
Aurora (foto di Musacchio/Ianniello/Pasqualini/Fucilla )
Recensione
pop
Auditorium Parco della Musica, Roma
Aurora
08 Settembre 2022

Due dati colpiscono subito. Il primo è che un pubblico così giovane la Sala Santa Cecilia non lo ha visto che di rado, anzi lo stesso si può dire persino per gran parte della programmazione del Roma Summer Festival 2022. Il secondo è che ascoltare Aurora dal vivo resta un’esperienza veramente unica e – come accade con quegli artisti che sul palco sono in grado di trasmettere tanta energia e di interagire continuamente col pubblico – molto più coinvolgente rispetto a quello che le sue canzoni, i suoi album, possono dirci in cuffia o attraverso un impianto Hi-Fi.

A rendere ulteriormente unico l’evento che si è svolto al Parco della Musica è stata anche la collocazione in uno spazio chiaramente pensato per tutt’altro tipo di musica. Che in un concerto di musica pop il pubblico debba restare fermo (anche per circa tre ore, considerata la presenza dei canonici "gruppi spalla") e seduto su poltrone numerate è davvero assurdo, poco cambia che verso la fine della performance della cantautrice norvegese dalla platea tutti si siano buttati sotto il palco, lasciando a bocca asciutta quanti erano in alto, in galleria. Ma a Roma questa era l’unica possibilità per ascoltare la cantante classe ’96, e in tantissimi non se la sono lasciata sfuggire.

Aurora Aksnes – il cognome è superfluo in questo caso – ha ampiamente ripagato il suo pubblico eseguendo i brani che l’hanno portata al successo internazionale, quello scandito dai premi ricevuti in patria fin dal 2015, e che oggi la rendono popolare tra i teenager. Iniziando dalle sonorità rarefatte con cui si apre il suo recente The Gods We Can Touch per dirigersi poi verso i ritmi più trascinanti di brani come "Giving in To The Love", immersa nelle atmosfere di un palco che di volta in volta si illuminava di toni accesi o viceversa portava la musica all’interno in toni di blu decisamente soft.

Aurora usa poco il registro più grave della sua voce, mentre molto più volentieri si lancia verso l’acuto, ora per creare sonorità angeliche ora per fendere l’aria con invocazioni particolarmente suggestive. I suoi testi restituiscono la malinconia dei paesaggi della sua terra, parlano di pace, di sogni, di amori, lo fanno in un modo indissolubilmente legato a un mondo giovanile che ha bisogno di trovare punti di riferimento artistici ed emozionali da inserire in un proprio universo culturale.

Aurora è un talento da seguire e anche in Italia sembra avere un notevole seguito e successo, lo ha testimoniato anche l’evento al Parco della Musica che si è concluso col pubblico letteralmente in delirio.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

pop

Il festival torinese TOdays 2022 tra delusioni, rivelazioni, conferme e problemi di look

pop

Dal vivo The Smile – con Thom Yorke, Jonny Greenwood e Tom Skinner – convince, e sembra non essere un progetto passeggero

pop

Non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume, e non si ascolta mai due volte lo stesso concerto degli Einstürzende Neubauten