Tragedia in primo piano

A Salisburgo protagonista Jonas Kaufmann

foto Andreas J.Hirsch
foto Andreas J.Hirsch
Recensione
classica
Osterfestspiele Salzburg Salisburgo
28 Marzo 2015
Va dato atto a Christian Tielemann e al regista Philipp Stölzi d'aver trovato una perfetta sintonia nel liberare le due opere da tutte le incrostazioni di un verismo d'accatto per metterne a nudo i nerbi. L'orchestra di Dresda è stata capace di delicatezze e colori inauditi, pur costantemente massiccia e marmorea, senza mai uno di quei languori forzati che abitualmente condizionano le nostrane esecuzioni di Cavalleria e Pagliacci. Mentre il palcoscenico del Festival Spielhaus è stato diviso in sei siparietti, permettendo di accompagnare la rappresentazione con controscene, riprese televisive in diretta di primi piani e dando così la possibilità di diversi punti di vista contemporaneamente. Due gli esempi d'impatto immediato. L'inquadratura del volto di Jonas Kaufmann (Turiddu) e della bella Annalisa Stroppa (Lola) che mostrano all'istante cosa significhi quell'attrazione fisica che porterà alla tragedia. Oppure lo stesso Kaufmann, stavolta nei panni di Canio, che si prepara allo spettacolo finale truccandosi con la biacca; la ripresa ravvicinata della telecamera ne mette in risalto la disperazione, la solitudine, lo strazio (ricorda Chaplin in Luci della ribalta). Mentre nella stanzetta di lato, Tonio (il bravo e corpacciuto Dimitri Platanias) affina le sue trame. Questi semplici espedienti tecnici messi in atto dal regista permettono di arricchire di dettagli altrimenti impossibili per dei personaggi in palcoscenico e di approfondirne i ritratti. Tutte le scene di Cavalleria sono bianche, grigie e nere e danno l'idea di un Sud astratto, disegnato su stereotipi sempre stranianti. E con una riuscita forzatura della trama: Alfio (un Ambrogio Maestri autorevolissimo di voce e presenza scenica) non è un carrettiere ma un capo mafia, con un seguito di picciotti armati, e mamma Lucia (Stefania Toczyska) è la sua contabile, sempre alla scrivania. Sicché lo sgarro di Turiddu diventa doppiamente grave perché minaccia anche l'ordine gerarchico del clan. Pur divisa negli stessi sei moduli, la scena di Pagliacci è invece coloratissima. Siamo in un luna-park e sulla destra si accalca il pubblico per assistere alla commedia dell'arte su un palco messo di traverso e nascosto al pubblico in sala. Mentre lo spettacolo è visibile nel teatrino centrale in alto. Dettaglio significativo, all'inizio di Pagliacci entra in scena Turiddu con la camicia insanguinata, parlotta coi colleghi guitti, poi va a cambiarsi in uno dei siparietti e si trasforma in Canio. Lo spettacolo nello spettacolo accomuna entrambe le opere. Quanto ai cantanti, oltre a Kauffmann protagonista assoluto, appassionato eppur distaccato quel tanto che gli permette di evitare abbandoni eccessivi, sono entrambe straordinarie per vocalità e gestualità le due protagoniste femminili, Liudmilla Monastyrska (Santuzza) e Maria Agresta (Nedda). Al termine, più di un quarto d'ora di applausi anche all'orchestra schierata dietro i cantanti e a Thielemann, con tuttavia il sospetto di un'eccessiva claque in galleria.

Note: regia di Philipp Stölzl

Interpreti: "Cavalleria rusticana": Liudmyla Monastyrska, Santuzza Jonas Kaufmann, Turiddu Stefania Toczyska, Lucia Ambrogio Maestri, Alfio Annalisa Stroppa, Lola "Pagliacci": Maria Agresta, Nedda Jonas Kaufmann, Canio Dimitri Platanias, Tonio

Orchestra: Sächsische Staatskapelle Dresden

Direttore: Christian Thielemann

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