Tra colto e etnico per il Quartetto Prometeo
A Fermo per il Circolo di Ave
01 aprile 2026 • 3 minuti di lettura
Fermo, Palazzo Brancadoro
Quartetto Prometeo
28/03/2026 - 28/03/2026Dopo gli straordinari concerti che hanno visto protagonisti Marta Argerich e Arcadi Volodos al Teatro dell’Aquila, la stagione concertistica del Circolo di Ave di Fermo torna all’atmosfera intima e raccolta delle sale di Palazzo Brancadoro per il concerto del Quartetto Prometeo, una delle formazioni cameristiche più prestigiose del nostro tempo, insignito di numerosi premi e riconoscimenti tra cui il Primo Premio alla 50ª edizione del Prague Spring International Music Competition nel 1998, il Premio Città di Praga come miglior quartetto, il Premio Pro Harmonia Mundi e il prestigioso Leone d’Argento alla Biennale di Venezia del 2012. Dedito sia al repertorio classico - romantico che a quello del Novecento e contemporaneo, è proprio in quest’ultimo che il quartetto Prometeo si distingue particolarmente, anche attraverso le collaborazioni con artisti come Salvatore Sciarrino e Ivan Fedele che hanno dedicato diverse loro composizioni all’ensemble.
Costituito da quattro straordinari musicisti, Mirei Yamada e Aldo Campagnari violini, Danusha Waskiewicz viola e Francesco Dillon violoncello, il quartetto ha affrontato un programma complesso ed impegnativo che ha avuto come filo conduttore le contaminazioni tra musica colta e musica etnica.
Il concerto si è aperto con il Quartetto n. 4 in re maggiore op. 83 di Dmitrij Šostakovič, composto nel 1949 ma eseguito solo nel 1953 dopo la morte di Stalin, e dedicato al pittore e scenografo Pyotr Vilyams. In quattro tempi di carattere molto diverso – dalla densità sonora del primo tempo alla malinconica melopea accompagnata del secondo, alla mobilità ritmica su temi modali del terzo fino alla selvaggia melodia klezmer del tempo conclusivo- la composizione è stata interpretata con grande intensità e comunione di intenti dai quattro musicisti, che hanno creato idealmente uno strumento solo dalla grande divaricazione di registri.
- L’intimismo di Arcadi Volodos
- La stagione concertistica del Circolo di Ave
- Martha Argerich e Gabriele Baldocci in duo
Al centro del programma quattro Folk Songs scritti da altrettanti compositori di oggi come omaggio a Luciano Berio, nel centenario della nascita, e dedicati al Quartetto Prometeo: Šest dni do tizdna, siedma ned’ela di Fabio Nieder, nove piccoli pezzi per solo, duo trio e quartetto, Folk Dance di Luca Francesconi, Timelines di Ivan Fedele (First book) e Folk Song di Salvatore Sciarrino: con l’eccezione di quest’ultimo, giocoso e scanzonato, che utilizza un canto irlandese già usato anche da Beethoven, gli altri pezzi sono caratterizzati da grande complessità ritmica, ricerca di nuove sonorità e suoni non appartenenti al sistema temperato, determinando tutto ciò una particolare difficoltà esecutiva e necessità di specializzazione in questo repertorio, che i quattro esecutori hanno affrontato con spontaneità unita a maestría.
Il brano conclusivo era il Quartetto in re minore op. 56 “Voces Intimae” di Jean Sibelius, composto nel 1909 ed eseguito per la prima volta nel 1910 a Helsinki. In cinque movimenti molto diversi tra loro, la composizione si conclude con un movimento di danza sfrenata ispirata a temi folklorici, dopo i tempi precedenti che esprimono di volta in volta brio, struggimento, passionalità, forse aspetti diversi della personalità del compositore, come sembra suggerire il titolo.
Al bis è stata riservata una bellissima danza ungherese di Michele Dall’Ongaro dedicata all’ensemble.
L’atmosfera raccolta di Palazzo Brancadoro, i suoi affreschi e gli arredi, nonché la squisita accoglienza delle padrone di casa, Anna e Paola Danielli, hanno permesso di rivivere la dimensione intima della musica da camera, dimensione in cui la vicinanza tra musicisti e pubblico permette di cogliere tutta la gestualità più fine dell’esecuzione e la partecipazione corporea degli esecutori, e di rendere così l’ascolto una esperienza vissuta non solo attraverso l’udito.
Per l’occasione nel palazzo, che conserva anche una collezione di arte moderna, è esposta una installazione omaggio alla musica dell’ artista visivo Mario Airò, composta da cinque elementi in ottone, alti due metri e mezzo, che richiamano la forma del diapason.