Temirkanov gioca la Dama di Picche e vince

Straordinario Temirkanov in una Dama di Picche più da ascoltare che da vedere. Seconda compagnia di ottimo liello complessivo; sempre grande il coro istruito da Bruno Casoni.

Recensione
classica
Teatro alla Scala Milano
Pëtr Ilic Cajkovskij
05 Marzo 2005
Il soprano va a prenderlo in quinta, lui entra salutato da un boato di urla e applausi, attraversa velocemente tutto il proscenio indicando ora l'orchestra ora i cantanti schierati, e in pochi secondi esce dalla quinta opposta. Non si ricordava un direttore più schivo agli Arcimboldi; eppure è stato lui il trionfatore della serata, con il suo gesto asciutto, concentrato su tempi, ritmi e piani sonori, senza mimiche plateali. La bravura di Yuri Temirkanov nello scatenare quelle salve di ripercussioni che sono i meccanismi dell'orologeria ansiogena di Cajkovskij non ha eguali, e si è rivelata in tutta la propria forza nel lancinante mormorìo orchestrale del preludio al terzo atto: un ritratto purissimo e raffinato della nevrosi divorante che domina l'intera opera. In quello stesso atto conclusivo avrebbe dato il meglio di sé Vitali Taraschenko, partito in difficoltà ma cresciuto nel corso della recita fino a un finale di straordinaria forza emotiva. Accanto al suo Hermann, votato sin dall'inizio alla durezza e all'allucinazione, si muoveva una Liza inquieta, fragile e passionale ben cantata da Elena Prokina; i due sembravano non incontrarsi mai, ognuno perso nel proprio delirio. Straordinario nella raffigurazione dell'equilibrio e delle virtù aristocratiche il Principe di Hvorostovsky, con l'eleganza dei suoi fiati perfetti, con quel controllo totale dei mezzi espressivi che ha potuto sfoggiare nella grande aria del secondo atto. Bravissima anche Tatiana Erastova, capace di cogliere sia il mistero e l'eleganza, sia la vena di grottesco che attraversano il difficile personaggio della Contessa, con le sue arie di Grétry e il suo accento d'antan. Di ottimo livello anche il resto della compagnia, ma una menzione particolare va fatta per il coro; voci bellissime, omogenee e ritmicamente sicure, capaci di un corale finale, dal fondo del palcoscenico, di rara intensità ed eleganza. Allestimento curato ma privo di idee memorabili, di Stephen Medcalf; bellissimo il teatrino di corte escogitato da Jamie Vartan, molto meno l'apertura dell'opera, con quel brutto fondale bianco, poco migliorato dalle luci tagliate col coltello da Simon Corder; per non parlare delle statue viventi "alla Compton House" del primo e secondo atto.

Interpreti: Hermann: Misha Didyk / Vitali Taraschenko Liza: Dagmar Schellenberger / Elena Prokina La Contessa: Elena Obratzova / Tatiana Erastova Conte Tomskij: Vladimir Vaneev / Victor Chernomortzev Principe Eleckij: Dimitri Hvorostovskij Polina: Julia Gertseva / Svetlana Lifar La governante: Sim Tokyurek Masa: Adelina Scarabelli Cekalinskij: Mario Bolognesi Surin: Alexander Teliga Caplickij: Ki Hynn Kim Narumov: Luciano Batinich Il cerimoniere: Nicola Pamio

Regia: Stephen Medcalf

Scene: Jamie Vartan. Luci: Simon Corder

Costumi: Jamie Vartan

Coreografo: Jonathan Lunn

Direttore: Yuri Temirkanov

Maestro Coro: Bruno Casoni

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

I poco noti mottetti e i semisconosciuti versetti diretti da Flavio Colusso a Sant’Apollinare, dove Carissimi fu maestro di cappella per quasi mezzo secolo

classica

Arte concert propone l’opera Melancholia di Mikael Karlsson tratta dal film omonimo di Lars von Trier presentata con successo a Stoccolma nello scorso autunno

classica

Piace l’allestimento di McVicar, ottimo il mezzosoprano Lea Desandre