Suor Angelica azzurrina

Buon esito alla Scala del "Trittico" diretto da Chailly per la regia piuttosto prudente di Ronconi

Recensione
classica
Teatro alla Scala Milano
Giacomo Puccini
06 Marzo 2008
La nuova edizione scaligera del "Trittico", firmata da Ronconi-Palli, è pienamente riuscita per due terzi: "Il tabarro" è rimasto inesorabilmente e forse volontariamente segnato dagli stilemi naturalistici, sia nell'impianto scenico, sia nella gestualità dei cantanti. C'è una "peniche" di sghembo, un praticabile in alto dove passano i parigini, l'organetto, ecc. Il tutto sotto un ponte, talmente dilatato da coprire il cielo, appena aperto su uno squarcio con pennellate violette e rosa. Il migliore del terzetto è stato Pons (Michele), poi la Giorgetta di Marrocu, che è andata in crescendo, ma è stata ingenerosamente buata dal loggione alla fine. "Suor Angelica" invece è un festa di eterea visionarietà. Una scatola azzurrina, dove sul pavimento giace una gigantesca Madonna precipite, con tanto di bambin Gesù che s'intravede sotto un braccio. Le suorine ci montano sopra come gli omini su Gulliver, e lì si svolge tutta la storia. Tranne che nel drammatico scontro tra la Principessa (una sempre fantastica Lipovsek) e la protagonista. Nei suoi panni Barbara Frittoli, che ha avuto un solo attimo di scoordinamento vocale, ampiamente riscattato da una elegante interpretazione. L'apparizione del bambino Ronconi l'ha risolta facendolo spuntare da sotto il Madonnone e mandandolo ad abbracciare la madre morente. L'impianto scenico di "Gianni Schicchi" invece è un gigantesco letto sormontato da una piramide di volute barocche di damasco rosso, sul fondale il solito squarcio dove appare una stampa della cupola del Brunelleschi in un collage alla Max Ernst con diavoloni e il profilo di Dante. Il collage, un po' troppo didascalico, è talvolta disturbato dalla proiezione di fiamme infernali e al termine della beffa si trasforma come su uno schermo di computer in una cartolina e lascia il posto al classico cono capovolto dell'inferno dantesco. Bilanciato da un tocco di horror grottesco quando viene tolto dal letto il cadavere di Buoso Donati. Protagonista è Nucci, con il consueto repertorio di mossette e ammiccamenti, difficili da arginare, ma tutto sommato qui ci stanno bene. Lauretta è impersonata dalla brava Machaidze, appena uscita dall'Accademia della Scala; Grigolo (Rinuccio) canta perennemente oltre il volume richiesto, senza senso della misura, e gli altri, pur straordinari nella divertita recitazione di gruppo, non brillano vocalmente. L'orchestra diretta da Chailly si è dimostrata molto sicura e precisa; solo con qualche sovrabbondante sonorità nel "Tabarro". Buona l'accoglienza del pubblico, con qualche sporadica e rapida contestazione a Ronconi da parte del loggione.

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