Successo per Le silence des ombres

La prima opera di Benjamin Attahir per la Monnaie

Le silence des ombres
Le silence des ombres
Recensione
classica
Teatro KVS di Bruxelles
Le silence des ombres
25 Settembre 2019 - 09 Ottobre 2019

Quest’anno la Monnaie ha raddoppiato: per l’apertura della nuova stagione ha commissionato non una ma due opere ad autori contemporanei. E così, se nella sede propria sta andando in scena il nuovo lavoro di Pascal Dusapin, Macbeth Underworld, nel vicino KVS, il teatro della comunità fiamminga di Bruxelles, sta andando in scena Le silence des ombres, la prima opera scritta dal giovane direttore d’orchestra, e sempre più anche compositore, Benjamin Attahir, francese di origini libanesi. E l’Oriente delle radici familiari è ben volutamente presente in questo suo primo lavoro d’opera dove alcuni richiami a sonorità orientali si rivelano perfetti per accompagnare  un allestimento cupo d’ispirazione medievale dove i silenzi della parola sono ancora più carichi di significato del verbo espresso e dove la musica cerca di esprimere l’indicibile e l’invisibile. L’opera prende le mosse, infatti, da i Tre piccoli drammi per marionette scritti nel 1894 da Maurice Maeterlinck, l’unico premio Nobel per la letteratura del Belgio, scrittore simbolista con stretti rapporti con l’opera, è lui, come si sa, che ha scritto Pelléas et Melisande musicato, tra gli altri , da Debussy. Una musica mai fine a se stessa, sempre al servizio del dramma, con lievi leitmotiv che caratterizzano i diversi personaggi. Sul podio lo stesso Attahir dirige l’Orchestra da Camera della Monnaie, senza violini ma con diversi tipi di sassofono e l’ormai raro serpente, in un discorso musicale moderno nei modi, appassionato, denso, ricco anche di sonorità che vengono dal passato e che non sono superficiali citazioni ma ben più interessanti vibrazioni profonde. Se alla Monnaie l’opera di Dusapin dura un’ora e mezza, qui abbiamo invece più di tre ore e mezza di partitura per illustrare tre drammi: La Mort de Tintagiles, Intérieur e Alladine et Palomides. Nel primo, che racconta di una vecchia regina che per non cedere il potere arriva a uccidere tutti i suoi eredi, si apprezza l’inventiva compositiva di Attahir. Nei due successivi, abituati ormai allo stile del compositore, si apprezza ancora di più la profondità drammatica della scrittura che descrive gli stati d’animo nel secondo racconto di un dramma familiare e di comunicazione di una famiglia apparentemente felice devastata dalla morte di una figlia, e nel terzo racconto di amore e gelosia contro cui la ragione non puo’ nulla.  I personaggi sono affidati alle voci, che cantano o anche, nel secondo dramma, semplicemente declamano, di giovani promettenti artisti che giocano diversi ruoli nei tre drammi. Si fanno notare per bel timbro, buona tecnica e capacità d’interpretazione il soprano portoghese Raquel Camarihna, il tenore belga Pierre Derhet,  il basso Renaud Delaigue e il soprano polacco Julia Szproch. La regia è di Olivier Lexa, esperto di messa in scena di musica barocca, sue anche molte immagini filmate tra cui spicca quelle dell’Agnello mistico di van Eyck ed un agnellino è anche l’animale di compagnia di Alladine nel terzo racconto. Funzionale l’allestimento, base unica per i tre piccoli drammi con piccoli ingegnosi adattamenti, realizzato dagli studenti della sezione scenografia della scuola della Cambre di Bruxelles che hanno realizzato pure i bei costumi. In un contesto animato anche da ombre, fondamentale poi l’apporto delle luci di Alexander Koppelman. Forse solo qualche piccolo taglio alla drammaturgia renderebbe l’insieme ancora più godibile perché alla fine si avverte qualche ripetizione e subentra un po’ di stanchezza.  Una nuova opera affascinante realizzata anche con i fondi europei di Europa Creativa. 

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

A Roma il primo spettacolo del progetto quinquennale RossiniLab dell'Accademia Filarmonica Romana

classica

Vasti consensi all’Oper Frankfurt per l’opera di Puccini con Asmik Grigorian protagonista e la direzione di Lorenzo Viotti 

classica

Riuscitissimo recupero dell’opera di André Grétry nella prima produzione propria dell’Opéra Royal di Versailles