Sgarbi equilibrati

Successo per il Rigoletto di Wilson-Sgarbi-Westwood. Il sottosegretario ha scelto di andarci con i piedi di piombo, realizzando un piacevole impianto scenico tutto giocato sulle pitture del Mantegna e sulle architetture di Romano, con movimenti di scena poco pi che funzionali. Pi fantasiosi i costumi della Westwood, forse un tantino pacchiani all'inizio, ma gestiti con qualche bella idea. La bacchetta della Wilson Ë abbastanza efficace, tranne per alcune arie o duetti, dove dilatava i tempi in maniera eccessiva (sotto lo sguardo rassegnato dei cantanti a corto di fiato). Compagine vocale adeguata. Pubblico - da tutta Italia per la serata di gala - che ha applaudito con entusiasmo alla fine e con lo stesso entusiasmo ha continuato a chiacchierare durante i tre atti.

Recensione
classica
Teatro Verdi Busseto
Giuseppe Verdi
25 Maggio 2002
Pensando alla partitura di Rigoletto e ai caratteri della sua struttura drammaturgica, in funzione di un confronto con la messa in scena realizzata per questo nuovo allestimento bussetano, prodotto dalla Fondazione Toscanini, firmato dalla triade Wilson - Sgarbi - Westwood, ci si rende subito conto che le tre personalità, per alcuni aspetti molto marcate, hanno sostanzialmente saputo realizzare un'idea scenica e musicale equilibrata ed efficace. Vittorio Sgarbi, alla sua prima esperienza nei panni di regista d'opera, ha scelto la via della sobrietà, svolgendo il suo ruolo con misura ed equilibrio seguendo la via di una ricostruzione ambientale e storica tratteggiata attraverso pochi elementi d'arredo distribuiti sul palcoscenico, e concentrando l'attenzione e gli sforzi rievocativi nell'ambito che più gli è affine, quello pittorico. Dato un impianto visivo, comune ai tre atti, basato su due piani scenici paralleli e separati da essenziali elementi che rimandano alle diverse scene, i protagonisti si sono trovati ad abitare i luoghi di quella Mantova del XVI secolo così ben delineata nel libretto di Piave. In alto strisce pittoriche che rievocavano il Mantegna di Palazzo Ducale o il Giulio Romano di Palazzo Te, in un susseguirsi di rimandi distesi su superfici architettoniche che, nella loro essenzialità, ricostruivano angoli degli stessi luoghi, qui realizzati dallo scenografo Alberto Andreis. In basso i colori dei costumi ideati da Vivienne Westwood - frutto di un estro caratteristico ispirato a certo collage stilistico - che creavano un contrasto per nulla spiacevole e che seguivano l'avanzamento del dramma attraverso il passaggio graduale nel corso dei tre atti dalle tinte compatte e decise dell'inizio ai toni grigi e cupi dell'ultimo atto, passando anche attraverso riferimenti simbolici elementari (l'abito di Gilda che da bianco diviene, dopo essere stata sedotta dal Duca, rosso). Di ordinaria funzionalità i movimenti scenici, sia per quanto riguarda i personaggi, sia per le "masse", termine, questo, da usare con parsimonia sul piccolo palcoscenico dei questo teatrino. Keri-Lynn Wilson, dal canto suo, ha diretto un'orchestra Toscanini ben preparata con una personalità sicuramente marcata, efficace per la maggior parte della partitura, ed in modo particolare nelle oasi strumentali e vocali di raccordo, ma che poneva qualche dubbio in momenti deputati ad un canto più spiegato ("Veglia o donna...", "Caro nome...", "Bella figlia dell'amore...") dove i tempi staccati dilatavano in maniera sensibile il fluire melodico, con buona pace dei cantanti. Ben assortita, nel complesso, la compagine vocale, con Yelda Kodalli che ha dato forma ad una Gilda vocalmente convincente, e le due voci maschili di Carlo Guelfi nei panni di un Rigoletto sanguigno e Massimo Giordano, che ha incarnato un Duca adeguato. Tra gli altri da segnalare la voce cavernosa - pregio e limite - dello Sparafucile di Andrea Silvestrelli, e la sensuale Maddalena di Svetlana Serdar. Tanti applausi alla fine per tutti gli artisti impegnati da parte di un folto pubblico da serata di gala, che non è mai riuscito a starsene completamente in silenzio durante la rappresentazione, forse abituato a teatri più grandi e "dispersivi".

Note: nuovo all.

Interpreti: Guelfi, Kodalli, Giordano, Silvestrelli, Serdar, Zaramella, Lana, Cortese, Zanetti, Boschetti, Bertoncello, Il Kim, Grignaffini

Regia: Vittorio Sgarbi

Scene: Alberto Andreis

Costumi: Vivienne Westwood

Coreografo: Emanuela Tagliavia

Orchestra: Orchestra della Fondazione Toscanini

Direttore: Keri-Lynn Wilson

Coro: Coro della Fondazione Toscanini

Maestro Coro: Marco Faelli

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

A Colonia il festeggiatissimo concerto dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, terza tappa della tournée in Germania e Repubblica Ceca

classica

Due sinfonie con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

classica

Parigi: all'Opéra Bastille dirige Fournillier