Radiodrammi da concerto

Due appuntamenti del ciclo "Il viaggio", ideato e realizzato da David Riondino a Città Castello attorno a un'idea di narrazione recitata con musica, hanno evidenziato una propensione a rivivere in chiave concertistica la forma del radiodramma, finalizzando in questa direzione gli essenziali elementi sonori a disposizione. Ottima la prova degli interpreti, e di Riondino in particolare nella veste di narratore.

Recensione
classica
Festival delle Nazioni Città di Castello
Stefano Taglietti
13 Luglio 2005
Da alcuni anni David Riondino sviluppa a Città Castello, auspice il Teatro degli Illuminati, un laboratorio creativo sulla narrazione-recitazione assecondata dalla musica. Il 2005, grazie alla collaborazione ideativa di Fabio Battistelli e la partnership con RaiTrade, l'iniziativa si è evoluta in un intero ciclo di partiture commissionate a sei compositori italiani, in grado di muoversi agilmente cross-roads, senza perdere un loro profilo stilistico-linguistico. Il fil-rouge: un viaggio attraverso i secoli letterari, ogni serata dedicata a un testo della letteratura mondiale - esso stesso su un viaggio, proprio o immaginario - in progressione cronologica: prima della conclusione prevista del 19 con Borges musicato da Francesco Antonioni, è stato così possibile assistere ai lavori di Pino Cangialosi su Voltaire ("La principessa di Babilonia") e di Stefano Taglietti su Twain. La collocazione di genere, escluso il teatro in quanto tale (non c'è scena, e la narrazione in terza persona è frequente), farebbe parlare di melologo; la logica di costruzione delle partiture sembra guardare piuttosto al radiodramma: pochi strumenti o voci, eventuale elettronica, dunque segni sonori essenziali e indirizzati insieme a intersecare allusivamente la narrazione, a disegnare un'impalcatura temporale, a istituire un racconto parallelo. Dopo il lavoro di Cangialosi, caratterizzato da elementi sia etnici che sperimentali, la partitura di Taglietti si è calata bene nel progetto: il viaggio in un Paradiso stranamente - ma non completamente - terrestre del capitano Storfield attraversa materiali ritmico-frequeziali disparati, assunti anche fuori dall'euro-cultura (dopotutto in Paradiso, per Twain, ci sono pure i marziani!), ma condotti in un flusso unitario che molto deve alle capacità di Riondino. L'attore è infatti bravissimo nel differenziare la condotta vocale entrando/uscendo dai personaggi, nel darle una consistenza di figura, senza rompere una continuità di fondo nel tono narrativo, e trova in Paolo Bessegato un alter-ego efficace. Una nota di merito per i musicisti e tecnici dell'Ensemble Aura: la cadenza giornaliera degli appuntamenti ha imposto loro ritmi frenetici e, nonostante le partiture sembrino montarsi per pannelli, la padronanza e la duttilità dimostrate nel realizzarle è veramente encomiabile.

Interpreti: David Riondino, Paolo Bessegato e Bolo Rossini

Orchestra: AURA Ensemble Andrea Ceccomori - flauto Fabio Battistelli - clarinetto Germano Scurti- baian, fisarmonica Pierluigi Ruggiero - violoncello Marco Pontini - direttore

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