Quei “duelli” di idee sulla musica

A Pontedera i Musical Duels con il pubblico chiamato al voto

ET

28 gennaio 2026 • 4 minuti di lettura

Lucrezia Liberati,  Giorgia Rotolo, Luigi Nannetti  Marco Gallenga
Lucrezia Liberati, Giorgia Rotolo, Luigi Nannetti Marco Gallenga

Pontedera, auditorium del Museo Piaggio

Giorgia Rotolo, Lucrezia Liberati

25/01/2026 - 25/01/2026

E’ arrivato domenica scorsa, nell’auditorium del Museo Piaggio di Pontedera, il secondo appuntamento dell’edizione 2026 dei “Musical duels”, progetto dell’Accademia Musicale di Pontedera diretta da Luigi Nannetti, che si appoggia al bando SIAE PerChiCrea, con un’idea che ci sembra originale e innovativa sotto molti aspetti. In questi duelli è il pubblico a decidere esibendo, fra le due proposte in competizione, cartoncini di due diversi colori. Ma la sfida non concerne certamente la qualità dell’esecuzione, la gara fra chi è più bravo: il bando in questione, infatti, chiede comunque musicisti giovani ma d’esperienza già solida e altrettanto solidi curricula, com’era il caso, domenica, del soprano Giorgia Rotolo (accompagnata al pianoforte da Silvia Mannari) e della pianista Lucrezia Liberati, musiciste che già hanno, oltre a valore tecnico e ricchezza d’espressione, un evidente dominio della situazione concerto. Qui è in gioco piuttosto – ed è questo l’elemento d’interesse - l’orientamento dei singoli componenti del pubblico, a seconda della propria sensibilità e del proprio gusto, fra idee di musica che possono rientrare nelle tipiche dicotomie su cui si articolano e di cui si nutrono il giudizio e il piacere musicale, il tutto secondo i suggerimenti forniti, prima di ogni “duello”, dal musicologo Marco Gallenga. In questo caso, grossomodo, musica vocale e musica strumentale; però flettendo l’idea di musica strumentale, in due dei tre casi proposti, verso pagine che comunque fanno riferimento a ciò che giustamente gli organizzatori hanno definito testo latente, insomma a parole che comunque sembrano aver agito come suggestione e dettato interiore a un qualche livello primigenio della creazione.

In un programma incardinato su tre età della musica (barocco – romanticismo – Novecento storico) e sulle rispettive estetiche, il caso più manifesto, quello da cui cominciamo, era il secondo, il romanticismo, rappresentato da Franz Liszt. Sul fronte della vocalità, con “Pace non trovo”, uno dei tre Sonetti di Petrarca S 270, in cui – per usare un’antitesi concettuale di matrice antica come accentus-concentus – diremmo che prevaleva l’accentus, l’adesione tormentata ma fedele alle fitte antitesi del testo petrarchesco (pace / guerra, ardo / ghiaccio, volo / giaccio), non secondo le figuralità tipiche del canone madrigalistico ma in una drammatica rappresentazione del percorso interiore; e ancora il Liszt pianistico di “Benediction de Dieu dans la solitude” dalle Armonie poetiche e religiose S 173 che traggono ispirazione da un testo di Alphonse de Lamartine, di cui questa pagina coglie il sentimento di abbandono all’intuizione del divino con le sue fasi di slancio e ripiegamento, espresse nel consueto e fiorito linguaggio pianistico lisztiano. Prima di ciò, l’antitesi che rappresentava il barocco era costituita da “Piangerò la sorte mia”, il lamento di Cleopatra dal Giulio Cesare di Haendel, e dal magico Andante bachiano del Concerto italiano, e in questo caso forse la “parola” che agisce è proprio italiano, cioè una forma come quella del concerto all’italiana, che, nelle sue successioni agogiche di allegro / adagio o andante che sia / allegro, apre, nei secondi movimenti, uno spazio intimo che è già quello dell’ineffabilità, il non dicibile, che sarà poi un cardine dell’estetica romantica. Molto ben pensata anche la terza proposta imperniata di nuovo sul confronto interno a un autore, in questo caso Ottorino Respighi in rappresentanza del Novecento storico. La parte della vocalità era costituita dall’elegante Soupir su testo di Sully Prudhomme, e quella pianistica dal sorprendente Tempestoso dai Tre preludi sopra melodie gregoriane, che ascoltavamo per la prima volta e che ci ha colpito per come il tema gregoriano si rendeva riconoscibile e ricorrente, anche se per speculum et in aenigmate, nella sua solennità limpida ed essenziale. Se c’è una musica che dipende da un testo e da esso scaturisce, è proprio il canto gregoriano, e anche se la ricerca finora non ha individuato se non in via ipotetica il frammento in questione, e dunque il suo testo, si tratta certamente di un incipit sereno e festoso, interagente in modo affascinante con la tempesta pianistica che ricordava il drammatismo di certi preludi di Chopin. Le esecuzioni erano di ottimo livello e la tenzone si è conclusa in un sostanziale pareggio, com’era giusto. Questi duelli musicali proseguiranno, sullo stesso filo conduttore del rapporto parola-musica, suggerito anche dal musicologo Marco Mangani che curava il primo incontro del 17 gennaio su un confronto fra madrigale classico e Lied, e curerà anche la tenzone circa “prima e dopo la parola” nel jazz il 31 gennaio, mentre l’incontro conclusivo, di nuovo con Marco Gallenga, il 13 febbraio, concernerà le diverse prospettive nella relazione musica-testo nel cantautorato italiano.

Lasciateci dire che un elemento di fascino di questa iniziativa è la sua collocazione. L’archeologia industriale del Museo Piaggio, inaugurato nel 2000 nei locali di primo Novecento di un’officina-attrezzeria, con le sue Vespe scintillanti e tutto ciò che ci ricorda un’Italia a due ruote in libertà, rappresenta un’altra Toscana rispetto a quella delle città d’arte e dei borghi e castelli, la Toscana industriale delle pianure lungo il suo grande fiume (e vale la pena di ricordare che proprio a Pontedera, nel cuore di questa Toscana-non-da-cartolina, ha preso vita negli anni Settanta il centro teatrale presieduto da Roberto Bacci e legato direttamente alle esperienze del Living Theatre, dell’Odin Teatret di Eugenio Barba e al magistero di Jerzy Grotowski). Nel suo auditorium, dove si svolgono i Musical Duels, c’era un pubblico attento, diremmo già fidelizzato, che ha applaudito cordialmente le esecuzioni. Muse