Piccola grande Aida

Ad aprire il programma di "Busseto 2001 - Centenario Verdiano" è stata scelta - possiamo dire temerariamente - Aida, l'opera più monumentale concepita da Giuseppe Verdi. Un'opera fortemente voluta da Franco Zeffirelli che, coinvolto in questa occasione dalla Fondazione Toscanini e dal Comune di Busseto, ha scelto la sfida di concentrare il suo lavoro (davvero riuscito) di scene e regia su un palcoscenico di otto metri di boccascena, in un teatrino da 350 posti.

Recensione
classica
Fondazione "A. Toscanini" Busseto
Giuseppe Verdi
27 Gennaio 2001
Ad aprire il programma di "Busseto 2001 - Centenario Verdiano" è stata scelta - possiamo dire temerariamente - Aida, l'opera più monumentale concepita da Giuseppe Verdi. Un'opera fortemente voluta da Franco Zeffirelli che, coinvolto in questa occasione dalla Fondazione Toscanini e dal Comune di Busseto, ha scelto la sfida di concentrare il suo lavoro (davvero riuscito) di scene e regia su un palcoscenico di otto metri di boccascena, in un teatrino da 350 posti. A giudicare dal calore del pubblico presente in sala, questa scommessa Zeffirelli l'ha vinta, e assieme a lui Carlo Bergonzi, chiamato a preparare le compagnie di canto e, naturalmente, i giovani interpreti, come pure il direttore Massimiliano Stefanelli, alla guida di una compagine orchestrale, quella della Fondazione Toscanini, il cui impianto strumentale si presentava, per forza di cose, ridotto. Prima conseguenza è stata naturalmente quella di un tessuto musicale più leggero. Un aspetto, questo, che forse ha tolto qualcosa alla magnificenza della partitura ma che, gestito con acuta intelligenza da Stefanelli, ha comunque restituito i caratteri complessivi della parte strumentale. Un limite, insomma, che faceva parte del gioco, e che è divenuto virtù nel terzo e quarto atto, quando lo scavo psicologico operato sui personaggi - oggetto principale di questa lettura - ha toccato le corde più intense. Infatti, un grande pregio di questa Aida è stato l'aver saputo proporre l'amore drammatico di tre giovani, per così dire, credibili nei loro ruoli, incarnati da Adina Aaron, un'Aida passionale ed intensa, Kate Aldrich, un'Amneris profonda e viscerale, e Scott Piper, un Radames convincente nel suo mutare il desiderio di gloria nell'amore per la bella etiope. Una caratterizzazione, quindi, struggente e drammatica certo, ma anche a tratti tenera, delicata, che ha trovato nella vocalità affidabile dei tre cantanti il mezzo espressivo adeguato. Tra gli altri artisti impegnati, vanno citati Enrico Giuseppe Iori (Ramfis) e Giuseppe Garra (Amonasro). Prova apprezzabile del Coro della Fondazione (preparato da Marco Faelli). Di gran classe l'intervento straordinario di Carla Fracci, intensa sacerdotessa danzatrice. Belli i costumi di Anna Anni. Un prolungato, caloroso affetto, rivolto a tutti gli artisti impegnati, ha infine chiuso questa piccola, grande Aida.

Note: nuovo all.

Interpreti: Aaron, Piper, Aldrich, Garra, Iori, Pecchioli, Pisani, Patriarca.

Regia: Franco Zeffirelli

Scene: Franco Zeffirelli

Costumi: Anna Anni

Coreografo: Luc Bouy

Orchestra: Orchestra della Fondazione Toscanini

Direttore: Massimiliano Stefanelli

Coro: Coro della Fondazione Toscanini

Maestro Coro: Marco Faelli

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