Norma massacrata da Mussbach

Allo Châtelet l'opera di Bellini rivista dal direttore Spinosi

foto Marie-Noëlle Robert
foto Marie-Noëlle Robert
Recensione
classica
Théâtre du Châtelet
Vincenzo Bellini
18 Gennaio 2010
Un consiglio a chi dovesse vedere "Norma" allo Châtelet: chiudere gli occhi. Vi sarà risparmiato il supplizio della regia di un Peter Mussbach a corto d'idee, accademico fingendosi innovativo. "Déjà vu" in Dodin o Serban, tutto si svolge in un sanatorio – scena unica –, con coristi sempre sul palco dove si agitano in modo inconsulto. Purtroppo, quella di Mussbach è una regia gratuita e d'impaccio alla musica. Intralcia il lavoro dei musicisti, commettendo errori grossolani: colloca il coro in fondo al palco e sdraiato, aumentando i rischi di sfasature con l'orchestra; Norma e Adalgisa vengono coperte da una palla alta tre metri mentre cantano, non vedendo più il direttore. Queste ed altre insensatezze, ostacolo per gli artisti e per il pubblico, distolto da quello che vede, senza alcun rapporto con quello che "accade" in partitura. Il lavoro di Jean-Christophe Spinosi è nuovo. Ha liberato la partitura dal peso dei vezzi della tradizione, ritornando alle fonti. Grazie a lui, abbiamo potuto ascoltare il finale I e il coro "Guerra, guerra", della prima versione (1831), e pure la ripresa del tema per violoncello nell'Introduzione dell'atto II. Scopriamo l'orchestra della "prima" che rende giustizia all'orchestrazione di Bellini. E poi i tempi: più rapidi, sorprendenti rispetto alle registrazioni abituali (Callas o Caballé), eppure belliniani secondo le fonti. Il lavoro musicale è meticoloso, drammaticamente teso e l'Ensemble Matheus ha rivelato un'inaudita paletta di colori. Un cast dignitoso in cui ha brillato Paulina Pfeiffer (Adalgisa) e Wojtek Smilek, un Oroveso dell'ultima ora. In altre condizioni sarebbe stato un trionfo. Purtroppo i fischi e gli ululati (meritati) indirizzati a Mussbach hanno travolto pure il resto. Un solo augurio: farne presto una registrazione.

Note: Malato già durante le prove, Nicolas Testé è salito sul palco per garantire l'interpretazione scenica del ruolo di Oroveso, assicurato vocalmente da Wojtek Smilek.

Interpreti: Lina Tetriani (Norma), Paulina Pfeiffer (Adalgisa), Nikolai Schukoff (Pollione), Wojtek Smilek (Oroveso), Blandine Staskiewicz (Clotilda), Luciano Botelho (Flavio)

Regia: Peter Mussbach

Scene: Peter Mussbach, Daniela Juckel

Costumi: Andrea Schmidt-Futterer

Orchestra: Ensemble Matheus

Direttore: Jean-Christophe Spinosi

Coro: Chœur du Châtelet

Maestro Coro: Nicholas Jenkis

Luci: Alexander Koppelmann

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Da Atene a Ravenna, le “Vie dell’Amicizia” nel nome di Beethoven

classica

Ingolstadt: la violinista è la direttrice artistica del festival

classica

Bruxelles: Il ratto dal serraglio per il Festival Midsummer Mozartiade