Napoli tra Bach e Vivaldi per Purtimiro

Le Variazioni del Festival Purtimiro di Lugo, con il Concerto Italiano di Rinaldo Alessandrini

Concerto Italiano Purtimiro
Il Concerto Italiano
Recensione
classica
Lugo
Festival Purtimiro
29 Settembre 2017 - 15 Ottobre 2017

Un inizio sobrio ma sostanzioso quello del Festival Purtimiro di Lugo, che con il gioco di parole del titolo Variations on Variations è stato inaugurato con l'interessante lavoro di riscrittura di alcune pagine clavicembalistiche di J.S. Bach operato da Rinaldo Alessandrini per archi e cembalo. Eseguite la Passacaglia, l'Aria e la Canzona nella prima parte, la rielaborazione delle Goldberg ha rivelato tutto il potenziale melodico e armonico contenuto nelle celebri e magistrali variazioni bachiane grazie anche alla qualità dei giovani esecutori di Concerto Italiano. Nella trasformazione del linguaggio idiomatico del cembalo in tre o quattro parti reali affidate agli archi, è emersa espandendosi contrappuntisticamente tutta la ricchezza melodica e la cantabilità che in alcuni punti ricordava i Brandeburghesi, come se aiutate dalla buona acustica del Teatro Rossini avessero acquisito una profondità tridimensionale in una sorta di realtà aumentata, che avrebbe potuto dare vita ad ulteriori variazioni.

Dopo questa riflessione sonora sulle geometrie musicali bachiane, un altro importante aspetto della musica barocca, quello della rappresentazione delle passioni e dei sentimenti, si è manifestato grazie alla presenza di Cappella Neapolitana diretta da Antonio Florio, che ha portato la scuola partenopea al centro della scena di questo primo fine settimana del Festival, con la favola pastorale La Filli di Giovanni Cesare Netti e una antologia di arie tratta da differenti opere comiche. La prima venne rappresentata a Napoli nel gennaio del 1682 nel teatro privato della famiglia Cappello, e il suo ascolto ha consentito di scoprire il talento di un compositore poco noto che venne nominato Maestro della Cappella Reale ma che scomparve prematuramente e con lui una parte della sua musica. Non si conosce l'autore del libretto la cui complicata trama somiglia parzialmente a quello del ben più famoso Gli equivoci nel sembiante dell'esordio di Alessandro Scarlatti, per via delle due coppie di personaggi. Filli e Tirsi sono tormentati da un amore impossibile perché credono di essere fratello e sorella, così come Rosetta e Berillo, ma nel lieto e breve finale si scoprirà che lo stretto legame di parentela è in realta quello tra Filli e Berillo e tra Rosetta e Tirsi e dunque dopo tanti affani, dubbi e patemi potranno cantare "in amar esser costante giova". La notevole qualità della scrittura vocale costruita su una agile struttura di arie brevi e recitativi sostenuti solo dal basso continuo, con continui cambiamenti metrico ritmici, sono il frutto non solo della migliore tradizione del Seicento napoletano ma anche dell'ingegno di uno fra i suoi migliori musicisti in una fase di transizione e di trasformazione del linguaggio operistico.

Con il suo secondo concerto intitolato Buffo sotto il Vesuvio Cappella Neapolitana ha presentato e riassunto l'universo della commedia per musica, la vivacissima tradizione dell'opera comica in lingua napoletana sviluppata dalla metà del Seicento a tutto il Settecento. Nel programma sapientemente costruito da Antonio Florio figuravano anche alcune musiche della scuola violinistica partenopea, due belle sonate a tre di Pietro Marchitelli e una Sonata per violino e archi di Nicola Fiorenza dal carattere drammatico e dolente. Pino De Vittorio con la sua magnetica presenza scenica e la sua innata eleganza ha esaltato il potenziale teatrale del fior fiore delle arie buffe, trasportando sul palco del Rossini il suo bagaglio di profonda conoscenza della tradizione istrionica napoletana e come un morescante ha ingaggiato un corpo a corpo con i versi carichi di sottintesi e di allusioni evocando guizzanti illusioni sceniche.

La prima tappa di Purtimiro si è conclusa nel crescendo di una apoteosi vivaldiana con un programma concepito come i meccanismi di un orologio di precisione. Arie da L'Incoronazione di Dario, Armida al campo d'Egitto e L'Olimpiade intonate da una straordinaria Sara Mingardo sono state incastonate tra quattro concerti per archi, tra i quali il magnifico RV 156. Ma in questo festival Concerto Italiano e il suo direttore Alessandrini non riposano mai, perché sono costantemente impegnati nelle prove degli spettacoli successivi che si svolgeranno nei prossimi due fine settimana, prove numerose per via degli inediti e per via della accuratezza del fraseggio, dell'espressione e del suono che li contraddistingue. Lunghi applausi e commenti lusinghieri per tutti e quattro i concerti, e soprattutto il piacere della scoperta e la sorpresa di fronte a musiche inedite o poco note o da riscoprire.

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