Muti sulla mistica via dell'Oriente

Al Ravenna Festival, concerto interculturale per le "Vie dell'amicizia" Ravenna-Otranto

Recensione
classica
Ravenna Festival Ravenna
04 Luglio 2015
Da alcuni anni Riccardo Muti non smette di stupirci: prima le aperture alla prassi esecutiva delle varianti vocali (lui così fedele al testo scritto); poi i tempi rallentati e raddolciti (rispetto alle zampate da leone che lo resero famoso); ora la commistione di generi e culture, classiche ed etniche, all’interno dello stesso concerto. A ben guardare, l’ormai tradizionale appuntamento delle “Vie dell’Amicizia”, che ogni anno da Ravenna si dirige verso un luogo simbolicamente pregnante (oggi Otranto, soglia dell’Oriente), assume in questa edizione 2015 la fisionomia di un Ravenna Festival in miniatura, ricalcandone la pluralità stilistica e linguistica che da sempre lo contraddistingue. Attorno al filo rosso di una religiosità in senso lato, l’“Ave verum” di Mozart viene così accostato a versi in griko (lingua ellenofona del Salento), a un canto azero e a un lamento in turco arcaico, inframmezzati dal significativo “Orient & Occident” di Arvo Pärt e da un estratto dalla “Creazione” di Haydn, che suona a quel punto ancor più aristocratica di quanto la ricordavamo: esecuzioni tutte di altissimo livello e di grande suggestione, con voci davvero splendide per i canti etnici non meno che per le melodie del classicismo viennese (Vienna, appunto: un'altra porta verso l'Oriente). A concludere, quella pagina sempre un po’ sfuggente ch’è il senile “Te Deum” di Verdi, cui Muti ama tornare periodicamente, a cominciare almeno dagli anni fiorentini. La sua interpretazione ha oggi perso in magniloquenza e ieraticità, per acquistare toni morbidi, quasi affettuosi: un "Te Deum" riconvertito in "Te Patrem". Lo assecondano benissimo coro e orchestra, assemblaggio di varie compagini vocali e strumentali perfettamente fuse insieme. Pubblico delle grandi occasioni, forse un po’ spaesato dall’insolito programma, ma ben disposto a farsi catturare anche dai suoni magici di terre e culture lontane fra loro, oggi quanto mai vicine.

Note: Foto©Lelli. PROGRAMMA: Wolfgang Amadeus Mozart, "Ave verum corpus", mottetto per coro, archi e organo; Arvo Pärt, "Orient & Occident", per orchestra d'archi; Salvatore Tommasi, "Sa' linnai", versi in griko; Anonimo, Mahni Sözleri, canto tradizionale azero; Franz Joseph Haydn, recitativo "Aus Rosenwolken bricht" e duetto con coro "Von deiner Güt, o Herr und Gott" da "Die Schöpfung", oratorio per soli, coro e orchestra; Abdülhak Hamid Tarhan & Hafiz Burhan, "Heryer karanlik", per soprano; Giuseppe Verdi, "Te Deum" per doppio coro e orchestra.

Interpreti: Rosa Feola (soprano), Matthias Stier (tenore), Thomas Tatzl (baritono), Renato Colaci (voce recitante), Ilham Nazarov (controtenore), Simge Büyükedes (soprano)

Orchestra: Orchestra Giovanile Luigi Cherubini

Direttore: Riccardo Muti

Coro: La Stagione Armonica & Coro del Teatro Petruzzelli

Maestro Coro: Sergio Balestracci & Franco Sebastiani

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Per l’anteprima del Ravenna Festival due concerti tra Mendelssohn, Schuman e Brahms

classica

Il direttore coreano propone la Seconda al Maggio Musicale Fiorentino

classica

Un concerto con tre dei balletti composti da Verdi per le sue opere parigine