Munuscriptum

Cinque secoli di antica raccontati da preziosi codici

Recensione
classica
Laus Polyphoniae Anversa
21 Agosto 2010
Il fulcro di questo viaggio nel tempo proposto dal festival di musica antica di Anversa è un ritorno alle origini della polifonia e alla sua prassi più arcaica, grazie ai magistrali concerti dell’Orlando Consort e dell’ensemble Sequentia. A distanza ravvicinata la purezza del Tropario di Winchester e l’incanto della scuola parigina di Notre Dame rendono ancora più forte il contrasto con la virtuosistica torbidità del codice Chantilly, summa della ars subtilior, bizzarramente interpretato dall’ensemble Graindelavoix. Secoli di storia di forme e generi musicali condensati nelle pagine di “monumenti” sonori che sono stati proposti da differenti punti di vista, come nel caso del codice di Las Huelgas, rappresentato sia da Hesperion XXI & Lux Feminae che dall’omonimo gruppo fiammingo diretto da Paul Van Nevel, ensemble residente di questa edizione. Dei suoi tre concerti, ha brillato quello dedicato al codice Q15 di Bologna, ossia alla polifonia dei primi decenni del Quattrocento. Felice anche la ammiccante incursione dell’Ensemble Janequin nelle chansons parigine dell’eclettico Liedboek di Zeghere van Male. Mai come quest’anno la polifonia vocale più pura, senza l’accompagnamento di strumenti musicali, ha risuonato nelle chiese di Anversa sempre piene di un pubblico attento e silenzioso. In apertura e chiusura la polifonia sacra inglese tra XV e XVI secolo, in particolare del codice di Eton: un repertorio interessante e originale esaltato dai Tallis Scholars. Da segnalare anche la qualità dei sei gruppi, selezionati tra ventiquattro aspiranti, che hanno partecipato alla International Young Artists Presentation sotto la supervisione di Jill Feldman. La nuova veste dei brevi concerti in palazzi e musei del centro della città ha contribuito al successo del festival.

Note: Laus Polyphniae è organizzato da AMUZ

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