A Montepulciano omaggio a Tasso

Al Cantiere il dittico Ambrosini/Monteverdi

Dittico Il combattimento (Foto Michele Vino)
Dittico Il combattimento (Foto Michele Vino)
Recensione
classica
Montepulciano
44° Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano
27 Luglio 2019 - 28 Luglio 2019

L’edizione numero 44 del Cantiere Internazionale d’Arte si è conclusa con il consueto concerto sinfonico, dentro l’abituale alta densità di proposte del cartellone, perlopiù strumentali nel suo scorcio: tra le tante, un’ottima ed applauditissima esecuzione di Verklärte Nacht (interpreti il Monfort Quartett con Jörg Winkler e Patrizio Serino e la voce recitante di Francesca Fenati), e un concerto d’organo a S. Biagio di Alessandro Nardi, con rarità settecentesche. Il concerto sinfonico finale, diretto dalla guida artistica del Cantiere, Roland Böer, ha ospitato di nuovo la grande orchestra del Royal Northern College of Music di Manchester, che a Montepulciano chiude con una sorta di stage il proprio anno accademico: i giovani e giovanissimi musicisti dell’orchestra confermano quanta attenzione e ‘vocazione’ si sviluppi nelle scuole di musica nord-europee intorno alla disciplina d’assieme, mostrando solidità nei relativi fondamentali (coesione, fraseggio, intonazione – al netto di qualche infortunio causato forse, nei fiati, dalla non ottimale situazione meteorologica dell’autunnale week-end poliziano, con temperature precipitate in poche ore) e superando indenni le insidie del monografico programma (Romeo e Giulietta di Čajkovskij e Danze sinfoniche da West Side Story di Bernstein) nella ridondante acustica della Cattedrale, adatta soprattutto al lirico ed atmosferico lavoro di apertura di Berlioz (Scene d’amore da Romeo e Giulietta), non casualmente riuscito al meglio; lo spirito dell’incontro di giovani musicisti si è conservato anche nella partecipazione, quale solista, di una promessa del pianismo toscano, Massimiliano Cuseri, impegnato nel Concerto K488 di Mozart.

La proposta teatral-musicale del week-end conclusivo è consistita nel dittico formato da Tancredi appresso il combattimento di Claudio Ambrosini e dal Combattimento di Tancredi et Clorinda di Monteverdi: si tratta di un dittico nato due anni fa per Opera InCanto, con l’obiettivo drammaturgico – curato da Vincenzo De Vivo – di dar voce musicale alle ottave del Tasso che seguono l’azione musicata da Monteverdi. La chiave della retrospezione, del revivre, informava in realtà l’intera regia realizzata con essenzialità ed eleganza da Matelda Cappelletti: anche il performer del Combattimento transitava in stati soggettivi più che narrativi, ma certamente meno onirici e ‘di riflesso’ che nel pannello di Ambrosini. Naturalmente, l’impianto assai differente di questo, nella drammaturgia prim’ancora che nel linguaggio (sottrazione-frammentazione e cangianza continua della vocalizzazione del testo, rilievo sonoro protagonistico e non-mimetico della componente strumentale), ha generato di per sé una differente relazione tra gli elementi in gioco, a partire dalla presenza in scena di tre interpreti. Le ottime intenzioni hanno però superato la realizzazione: il cuore della drammaturgia di Ambrosini è sembrato restare nella componente strumentale, dentro la quale sono stati evocati momenti realmente magici, nello scavo e nelle trascolorazioni del suono; la ri-articolazione vocale della parola è finita invece sullo sfondo, sia perché l’oggetto sonoro di congiunzione con l’elemento strumentale – gli spring-drums – nella versione scenica non possono essere agiti dai cantanti stessi, come previsto nella versione da concerto, sia perché questo sembra un caso in cui la decostruzione della parola in un affresco frantumato ha bisogno della conoscenza della sinopia sparita, per essere pienamente esperita. Più che dignitosa, comunque, la prova vocale degli interpreti, in particolare gli speculari Claudio Zazzaro (Tancredi)-Christian Federici (Testo), oltre a Ginevra Schiassi (Clorinda); volenterosa ma dopotutto lodevole quella dei giovani strumentisti ad arco – a parti reali – del RNCM, diretti da Roger Hamilton e affiancati da un sicuro drappello di continuisti e percussionisti italiani e spagnoli; encomiabile sul piano espressivo, ma assai imprecisa, la prova di Alvaro Lozano nel Combattimento monteverdiano.

 

 

 

 

Credits foto: Michele Vino

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