L'Orchestra Verdi alla russa

Sanderling sul podio per la Quarta di Cajkovskij

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi
Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi
Recensione
classica
Auditorium di Milano
Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi
22 Gennaio 2021

L'esecuzione della Quarta sinfonia di Čajkovskij è stata segno della buona salute dell'Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi e della sua ammirevole caparbietà, tanto più che sul podio c'era Michael Sanderling, da poco nominato direttore principale dell'Orchestra Sinfonica di Lucerna. La sua intesa con l'organico è risultata subito dalle prime battute, seppur ascoltate in streaming, sonorità compatte e dai contorni ben delineati in tutte le sezioni (per quel che vale un giudizio basato su un impianto Hi-Fi alle prese col segnale compresso del computer).

Al di fuori delle considerazioni sul particolare momento della com­posizione, che nella vita di Čajkovskij ha coinciso con l'inizio dei fertili scambi epistolari con la baronessa von Meck e l'infelice paravento del matrimonio con Antonina Miliukova, in quest'epoca di pandemia "il nocciolo dell'intera sinfonia" come Čajkovskij definì l'attacco si è caricato di un significato aggiunto, perché l'idea del fato, della spada di Damocle che pende sopra le nostre teste, diventa anche rappresentazione di quanto stiamo vivendo. Come pure lo sono, per usare le parole del compositore, la melanconia della solitudine del secondo movimento, quella di chi alla sera tenta di leggere ma gli cade di mano il libro, e il finale con l'avvertimento che se non trovi gioia in te stesso, immagina almeno una festa popolare alla quale potrai partecipare in futuro. Soltanto nello scherzo pizzicato lo stesso Čajkovskij non riusciva a trovare parametri definiti, tranne quello di uno stato di ebbrezza che ci distoglie dalla realtà. Eppure trasciante, tant'è che dopo la deludente prima esecuzione della Quarta sinfonia, alla successiva a San Pietroburgo nel 1878 il pubblico entusiasta chiese il bis proprio dello scherzo, forse per risollevarsi dalla cupezza dell'intera composizione. È proprio questo il tempo che preferiamo fermare nella memoria, anche perché Sanderling, deposta la bacchetta, lo ha diretto con gioiosa e lucida energia.

Quanto alle riprese video, sono state più che attente, cosa rara, inquadrando di volta in volta le sezioni dell'orchestra o i singoli strumentisti impegnati, compresa l'energica timpanista in chador. L'unico a essere penalizzato è stato il triangolo, lo si è soltanto visto e immaginato. In compenso potremo risentire questa ottima esecuzione sul sito della Verdi quando vorremo.

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