L’Italiana di Cimarosa arriva a Francoforte

All’Oper Frankfurt va in scena la rara Italiana in Londra di Domenico Cimarosa

L'Italiana in Londra (Foto Monica Ritterhaus)
L'Italiana in Londra (Foto Monica Ritterhaus)
Recensione
classica
Frankfurt am Main, Opernhaus
26 Settembre 2021 - 05 Novembre 2021

Adelante, con juicio. Nell’incerta riapertura di questo autunno, l’Oper Frankfurt non rinuncia agli ormai tradizionali due titoli inaugurali ma sceglie saggiamente di minimizzare i rischi puntando su due titoli del repertorio settecentesco entrambi con organico contenuto. Dopo l’Amadigi di Gaula di Händel con la direzione di Roland Böer e la regia di Andrea Bernard al Bockenheimer Depot, sulla scena dell’Opernhaus viene proposta L’Italiana in Londra di Domenico Cimarosa. Decisamente meno popolare di un’altra Italiana, quella in Algeri di Rossini, questo intermezzo in due parti fu un grande successo alla prima al Teatro Valle di Roma nel 1778, ma venne eclissato dal successo assai più duraturo de Il matrimonio segreto tenuto a battesimo a Vienna nel 1792. Misura del successo del lavoro furono i numerosi allestimenti che seguirono la prima romana all’Italia ma anche in importanti piazze straniere, come presso la corte del principe Esterházy nel 1784 con la direzione di Josef Haydn o a Parigi nel 1790 in una versione rimaneggiata da Luigi Cherubini. Lo stesso libretto dell’abate Petrosellini fu tradotto in francese, tedesco, russo, polacco, danese e svedese. E ancora nel 1794 questaItaliana dovette godere ancora di una certa popolarità, se per il napoletano Teatro Nuovo Cimarosa vi aggiunse un quartetto nella prima parte e due arie nuove, mentre, come recita la prefazione al libretto di quest’ultima versione, “tutto il dippiù della musica non si è punto alterato giacché la medesima ha sempre sortito un esito felice in tutti que’ luoghi ove si è rappresentata.”

Il soggetto presenta curiose affinità con La locandiera di Carlo Goldoni. La scena in effetti è la locanda londinese di Madama Brillante ma a essere contesa da diversi corteggiatori è la dama genovese Livia, giunta a Londra sotto le mentite spoglie di Mademoiselle Errichetta nel tentativo di ritrovare l’amato Milord Arespingh, al cui legame si oppone strenuamente il padre di quest’ultimo al punto da mandare il figlio in esilio nella Giamaica. Gli altri due corteggiatori sono il facoltoso mercante olandese Sumers e il vanesio gentiluomo napoletano Don Polidoro Pistacchioni. Non diversamente dall’Isabella rossiniana, Livia è una donna niente affatto rassegnata e ancora meno sconfortata: anzi, è determinatissima a riconquistare il suo Arespingh, strappandolo al matrimonio combinato dal padre con Milday Lindane. Naturalmente dopo vari equivoci e giochi di sponda con i due improbabili corteggiatori Livia riuscirà a centrare l’obiettivo, favorendo così anche le nozze “in minore” di Polidoro con la vogliosa locandiera.

Per l’allestimento all’Oper Frankfurt, l’allestimento avvicina la locanda di Madama Brillante al nostro mondo suggerito più dagli spiritosi costumi di Doey Lüthi che dalle essenziali scelte scenografiche di Paul Steinberg, che occupa il grande palcoscenico rotante con enorme cilindro per metà bianco e per metà nero segnato da linee geometriche, che fa pensare alla facciata del londinese Globe Theatre con le sue travi a graticcio. Un ambiente astratto che con un uso accorto di elementi di scena (mobilissime porte, una vecchia armatura abitata che presta lo spadone all’aspirante suicida Arespingh) si presta alle numerose gag congegnate dal regista R. B. Schlather per il suo vivace spettacolo, che non disdegna di spingere sul pedale della farsa, soprattutto nei personaggi di contorno, nella fattispecie il tricolore Polidoro di cialtronesca italianità e il puritano Sumers di nevrotica rigidità, per non dire dell’esibita esuberanza sessuale di Madama Brillante.

Parimenti brillante è la direzione di Leo Hussain, che guida la Frankfurter Opern- und Museumsorchestercon grazia mozartiana, molto intonata alla varietà musicale della partitura di questo giovane Cimarosa, che sembra già aprire la strada agli elaborati ensemble del Rossini comico. Molto ben assortita la compagine vocale fatta interamente da cantanti dell’ensemble del teatro, tutti molto in sintonia con il gioco scenico. Livia trova in Angela Vallone un’interprete di carattere, mentre Madama Brillante è una spiritosa e spiritata Bianca Tognocchi. Nei ruoli maschili, l’Arespingh del fin troppo serioso Iurii Samoilov è largamente controbilanciato dal buffonesco Polidoro di Gordon Bintner e il Sumers decisamente sopra le righe di Theo Lebow.

Il pubblico presente si diverte e tributa caldi applausi a tutti gli interpreti.

 

 

 

 

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

I Solisti della Mahler Chamber Orchestra a Reggio Emilia, in un omaggio per il cinquantesimo della morte di Igor Stravinskij

classica

Al Teatro “G.B. Pergolesi” con la regia di Jacopo Fo

classica

Napoli: successo all'inaugurazione dell' Associazione Alessandro Scarlatti