L'energia di Koopman con la Filarmonica Toscanini

All’Auditorium Paganini di Parma Ton Koopman in veste di direttore, organista e clavicembalista

Ton Koopman, filarmonica Toscanini
Foto di Luca Trascinelli
Recensione
classica
Auditorium Niccolò Paganini, Parma
Ton Koopman, Filarmonica Arturo Toscanini
20 Aprile 2018 - 21 Aprile 2018

Mosso da una vitalità che, a più di settant’anni, non pare affievolirsi, Ton Koopman è stato protagonista di un concerto – ospitato venerdì scorso all’Auditorium Paganini di Parma nell’ambito della rassegna concertistica della Filarmonica Arturo Toscanini – che lo ha visto impegnato su più fronti: direttore alla guida della stessa Filarmonica, organista e clavicembalista.

Il programma proposto è stato aperto dal Concerto in fa maggiore a due cori HWV 334 di Georg Friedrich Händel, pagina nella quale il direttore ha saputo valorizzare il lavoro svolto con la compagine orchestrale messa a confronto con un repertorio non particolarmente frequentato, lavoro che è parso concentrarsi sugli equilibri strumentali, evidenziati dalla duplicità connaturata alla pagina händeliana. Un carattere che ha ben restituito una lettura segnata da un efficiente andamento dinamico, reso attraverso un equilibrio animato da gesti dalla palese eloquenza.

L’offerta musicale ha poi virato su dimensioni strumentali più connotate e particolari grazie al Concerto in sol maggiore per due organi Hob.XVIII:G2 di Joseph Haydn, dove Koopman è stato affiancato alla tastiera dalla moglie Tini Mathot. In questo contesto la vivacità del direttore è parsa cedere il posto all’estrosità dell’interprete, intento a dialogare con gli inserti della Mathot in un intreccio che è rimasto avvolto in un fluire musicale alquanto monocorde. Un dato che abbiamo potuto riscontrare anche nel successivo Concerto in do minore per due clavicembali BWV 1062 di Johann Sebastian Bach dove, ancora al fianco della moglie, Koopman ha riletto gli intarsi dialogici bachiani sulla scia di una varietà espressiva che è rimasta racchiusa nei i rimandi tra i due clavicembali, senza coinvolgere un’orchestra la cui presenza non è parsa particolarmente incisiva. Due pagine, quelle di Haydn e di Bach, che, per la loro specificità legata agli equilibri tra parti solistiche timbricamente “delicate” e fronte sonoro espresso dall’orchestra, hanno sicuramente subito la qualità della risposta acustica della sala del Paganini, sovente problematica con questo tipo di repertorio.

Con l’ultimo brano in programma, la Sinfonia in re maggiore n. 20 K.133 di Mozart, Koopman è tornato alla direzione, ritrovando una gestualità che ha gestito con sostanziale equilibrio la pagina del salisburghese.

Alla fine della serata i generosi applausi di un pubblico non numerosissimo hanno salutato il direttore olandese, la moglie e tutta l’orchestra.

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