L'emozione del Requiem in Duomo

Milano: Verdi diretto da Chailly con i complessi della Scala per le vittime del Covid

La Messa da Requiem in Duomo (Foto Brescia e Amisano/Teatro alla Scala)
La Messa da Requiem in Duomo (Foto Brescia e Amisano/Teatro alla Scala)
Recensione
classica
Duomo di Milano
Verdi, Messa da Requiem
04 Settembre 2020

Qualsiasi commento sul Requiem di Verdi, che la Scala e Riccardo Chailly hanno portato in Duomo a Milano, non può limitarsi alla sola esecuzione dedicata alle tante vittime del Coronavirus e alle loro famiglie. Questo Requiem ha infatti segnato la ripresa ufficiale del teatro dopo la lunga chiusura, trasformando il messaggio di rinascita dettato dalla fede nella speranza di una rapida ripresa di una vita normale per tutti. Compresi gli stessi musicisti che hanno dovuto affrontare le prove con un innaturale distanziamento che impedisce il corretto ascolto del vicino, gli archi con addirittura la mascherina. Solisti d'eccezione Krassimira Stoyanova, Elīna Garanča, Francesco Meli, che hanno già cantato il capolavoro verdiano con Chailly, ai quali si è aggiunto un magnifico René Pape. E naturalmente l'orchestra scaligera e lo straordinario coro diretto da Bruno Casoni, sistemato nel transetto in due blocchi, che hanno questa partitura nel dna. La tesione degli organici era palpabile, lo era di sicuro anche quella degli spettatori delle primissime file (compresi il presidente della Repubblica Mattarella, il sindaco Sala e l'arcivescovo Delfini) perché per tutti gli altri (complessivamente seicento persone su una potenziale capienza di cinquemila) l'ascolto è risultato a dir poco problematico. Chi scrive era sistemato oltre la metà della navata centrale e percepiva un suono confuso, penalizzato dalla pessima acustica delle volte con gli archi a sesto acuto. Non c'era momento che si percepissero chiari i settori strumentali, che risultavano impastati in un magma confuso, con talvolta improvvisi svettare dei legni, mentre viole e violini echeggiavano distanti. Né a migliorare la situazione sono serviti gli altoparlanti disseminati a ogni pilastro, perché hanno moltiplicato gli echi. Peccato perché le intenzioni di Chailly si potevano intuire e immaginare la sua capacità di controllo delle esplosioni più violente come l'attacco del Dies irae e l'estrema cura nel tratteggiare il mistero dei momenti di sospensione come Mors stupebit o Libera me. Di sicuro sono stati avantaggiati quanti hanno ascoltato a casa la diretta televisiva del Requiem su Rai5 e quella radiofonica su Rai3.

Comunque quella della Scala e del suo direttore è stata davvero una generosa prova di coraggio, di solidarietà e di ammirevole testardaggine, che verrà ripetuta il 7 settembre nel Duomo di Bergamo e il 9 in quello di Brescia, altre città colpite pesantemente dall'epidemia, dove per necessità l'organico sarà ridotto.

In seconda battuta la Scala il 12 settembre riserverà al personale sanitario, così drammaticamente impegnato durante il periodo Covid, l'esecuzione nella sala del Piermarini della Nona di Beethoven diretta da Chailly. Mentre, sempre col maestro sul podio, sarà dedicato a tutta la città il concerto del 13 settembre della Filarmonica della Scala sul sagrato del Duomo. In programma il Concerto per violino di Mendelssohn (solista Maxim Vengerov) e alcune pagine sinfoniche da opere italiane come Don Pasquale, Norma, Manon Lescaut.

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