La Scala emoziona Parigi

In programma tutto Verdi, direzione di Chailly

Chailly e i complessi della Scala al Théâtre des Champs-Elysées (Foto Théâtre des Champs-Elysées)
Chailly e i complessi della Scala al Théâtre des Champs-Elysées (Foto Théâtre des Champs-Elysées)
Recensione
classica
Théâtre des Champs-Elysées
Chailly e i complessi della Scala
12 Settembre 2023

Théâtre des Champs-Elysées pieno sino all’ultimo ordine di posti e pubblico caloroso che non ha lesinato i Bravo ed i Viva Verdi. L’ultima tappa a Parigi della tournée dell’Orchestra e del Coro sella Scala, iniziata lo scorso fine agosto all’Arena di Verona si è conclusa trionfalmente a Parigi, dopo che è saltata la tappa di Bruxelles a causa dell’impatto sul traffico aereo del terremoto in Marocco che non ha fatto giungere in tempo nella capitale europea gli scaligeri.

Sul podio il maestro Riccardo Chailly in gran forma, coro ottimamente preparato dal maestro Alberto Malazzi. In programma solo estratti da opere Verdi. Si è cominciato con brani dal Nabucco e con un esaltate “Va pensiero sull’ali dorate” da manuale, eseguito come si deve, con il coro che sembrava realmente un’anima sola che cantava, tutti gli strumenti ben calibrati, fiati molto precisi, finale pianissimo tenuto lungo, caratteristica questa che si è potuta apprezzare in molti dei pezzi proposti. Si è proseguito poi con “O Signore dal tetto natio” da i Lombardi alla prima crociata  e con “Si ridesti il Leone di Castiglia” dall’Ernani, in un crescendo di esaltazione nazional-popolare, con il coro dell’Ernani proposto in una versione piuttosto marziale, più da soldati che patrioti pronti alla morte.

La prima parte della serata si è conclusa poi con eleganza con il balletto finale dell’atto III del Don Carlo “Spuntato ecco il dì d'esultanza” che Chailly ha guidato con verve e l’Orchestra lo ha seguito con suoni brillanti e netti. Solo il Coro a tratti è stato un po’ troppo coperto dall’orchestra, è questo si è notato in generale lungo tutto la serata.

Si è ricominciato poi con i toni un po’ misteriosi e cupi del preludio del Macbeth, con un’esecuzione di “Patria oppressa” straziante, molto lenta, per poi passare a Il Trovatore e al suo celeberrimo coro degli zingari “Vedi le fosche notturne spoglie” che ha strappato alla sala grida d’entusiasmo.

Esaltazione del pubblico che non poteva non crescere ancora poi con alcune delle altre più belle pagine scritte da Verdi riservate alla parte finale del programma. Prima le note insuperabile de La forza del Destino con Chailly che ha saputo ben sottolineare da una parte la crudeltà angosciosa dell’inesorabilità del destino ma, dall’altra parte, anche i momenti di estrema dolcezza che può riservare l’amore e la vita in generale.

Finale letteralmente trionfale con “Gloria all”Egitto, ad iside” dall’Aida eseguita in modo particolarmente maestoso, le sei trombe egizie in alto, coro potente e compatto, una ventata finale d’orgoglio e d’energia di un concerto che resterà nella memoria come lezione d’espressività.

 

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