La ricchezza inesauribile del piano modale

Il McCoy Tyner Quartet a Vicenza Jazz 2010

Recensione
jazz
Vicenza Jazz Vicenza
10 Maggio 2010
Superando una naturale propensione a leggere l’esibizione di una delle leggende viventi della storia del jazz come pura testimonianza, sgombrata la mente da fantasmi che aleggiano sul palco (di un certo Coltrane, per capirci), possiamo affrontare il concerto del quartetto di McCoy Tyner liberi da pregiudizi e condizionamenti emozionali. Va detto subito che le poco rassicuranti notizie sul suo stato di salute non hanno in realtà compromesso un set molto godibile. Il tocco non è quello dei giorni migliori, qualche sbavatura c’è stata, complice anche una cattiva amplificazione sul palco, ma il pianista di Philadelfia conferma tutta la ricchezza espressivo-ritmica di un linguaggio che ha segnato in modo indelebile la storia del piano jazz. L’impronta di Tatum nel fraseggio è ancora forte, la mano sinistra crea contrappunti ciclici che permettono alla destra di costruire lunghe e complesse frasi che rimangono sospese. Tyner trasfigura tutto in una logica orchestrale-ritmica nella quale volute incertezze armoniche moltiplicano, ampliano i cambi modali, le possibilità melodiche. Che sia in buona serata lo dimostra quando dilata i propri spazi improvvisati con citazioni, riferimenti, materiali diversi provenienti anche dalle frequentazioni con le musiche orientali, tutto in una costruzione ricca di pietre preziose. Essere il sassofonista di Tyner potrebbe creare qualche problema d’identità, non per Gary Bartz. Le sue ance percorrono con energia e personalità i territori tyneriani senza mai prevaricare. Il contrabbasso di Gerald Cannon garantisce architettura ritmica ma anche fervida interazione con la tastiera. Pelli e piatti di Gravatt sembrano fuochi d’artificio che schizzano alti, ma in un controllo dei volumi non sempre impeccabile.

Interpreti: McCoy Tyner - pianoforte Gary Bartz - sassofoni Gerald Cannon - contrabbasso Eric Kamau Gravatt - batteria

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