La prima volta del Trittico di Puccini a Jesi

Il tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi hanno inaugurato la stagione lirica del Teatro Pergolesi di Jesi, da poco riconosciuto patrimonio mondiale dell’UNESCO

LF

13 ottobre 2026 • 5 minuti di lettura

Il Tabarro (credits Marco Pozzi)
Il Tabarro (credits Marco Pozzi)

Teatro "G.B. Pergolesi", Jesi

Il Trittico

09/10/2026 - 09/10/2026

Inaugurazione della 59 esima  stagione lirica di tradizione del Teatro G.B. Pergolesi di Jesi con il Trittico di Puccini, i tre titoli che il compositore lucchese scrisse prima dell’incompiuta Turandot  per essere eseguiti uno di seguito all’altro, come avvenne alla prima assoluta al Metropolitan di New York nel 1918,  ma che invece vengono raramente proposti in successione.  Tre opere di fortuna diversa, con Gianni Schicchi sicuramente in testa alla classifica, Il tabarro il meno  rappresentato, e Suor Angelica anch’essa di rara esecuzione.

Ma la messa in scena dei tre atti unici  secondo la volontà dell’autore ha dato l’impressione  della chiusura di un cerchio,  dove il tema della morte è centrale e presentato secondo diverse sfaccettature in tre opere apparentemente molto diverse per temi ed ambientazione: verismo e crudezza nell’omicidio in scena de Il tabarro, sublimazione nel suicidio di Suor Angelica, black humor ed esorcismo della paura della morte attraverso la cifra del grottesco e della comicità in Gianni Schicchi. La rievocazione di persone care defunte è poi elemento ricorrente, presente ne Il tabarro e Suor Angelica, così come l’idea della morte come rifugio dalla infelicità della vita.

Meritevole quindi l’iniziativa della Fondazione Pergolesi Spontini di riproporre le tre opere  secondo la successione voluta  dall’autore, in un allestimento firmato nella regia da Paul-Émile Fourny e nato per l’Opéra-Théâtre de l’Eurométropole de Metz, di cui Fourny è direttore artistico.  Patrick Méeüs firmava scene e luci e Giovanna Fiorentini i costumi.

Per Il tabarro è stato scelto un allestimento essenziale ma efficace, che rappresentava l’ambiente di lavoro degli scaricatori della Senna: casse di legno ed un ponte ferrato di cantiere semovente, costumi a tema, scena poco illuminata come richiede la vicenda ambientata dopo il calar del sole. Per Suor Angelica palcoscenico completamente vuoto, la scenografia tutta giocata sul contrasto tra il bianco delle tonache delle suore e l’abito nero  della zia principessa, munita di lunghi bastoni che nell’incedere le davano l’aria di un grosso insetto e il cui ingresso in scena, come salendo dal fondo del palcoscenico, è stato molto suggestivo. Al contrario, scena sovraccarica  in Gianni Schicchi, ambientato nella cantina di un rigattiere, con qualche effetto di overacting da parte dei personaggi.

Alcune libertà registiche, a volte non necessarie, hanno caratterizzato la drammaturgia: in Suor Angelica la soppressione della scena della suora punta dalle vespe per la quale la protagonista  prepara un medicamento con le erbe; durante il delirio l’apparizione dei genitori e dell’uomo amato, con cui aveva probabilmente concepito il figlio, scena questa che può dare profondità psicologica al personaggio; il veleno che le viene portato da una presenza anziché essere preparato da lei stessa. In Tabarro invece Michele sembra uccidere, nel finale,  anche la moglie, dopo aver ucciso l’amante, e in Gianni Schicchi il dottore, Maestro Spinelloccio,  si presenta, senza necessità,  ubriaco.

Suor Angelica   (credits Marco Pozzi)
Suor Angelica (credits Marco Pozzi)

Diversi cantanti hanno sostenuto un doppio ruolo: Massimo Cavalletti è stato Michele in Tabarro per poi essere impegnato in Gianni Schicchi nel ruolo eponimo, dando vita a due personaggi molto diversi in un breve lasso di tempo: pregevoli le sue capacità attoriali e la versatilità, buona la voce anche se nel registro acuto si sono percepite a volte delle forzature. Alessandra Di Giorgio è stata Giorgetta nel Tabarro, non perfettamente a suo agio in questa  parte che è soprattutto declamata e nella quale prevale il registro medio grave; e subito dopo la protagonista di Suor Angelica,  opera dove è presente una maggiore cantabilità e nella quale la cantante  ha dato la miglior prova, specie nella drammatica scena finale  interpretata  con grande espressività.

Giulio Pelligra è stato Luigi ne Il tabarro e Rinuccio in Gianni Schicchi, sostenendo le due parti, una drammatica e l’altra giocosa con buona ed omogenea emissione: molto sentita la sua interpretazione di “Hai ben ragione, meglio non pensare” in Tabarro. Molto apprezzabili anche il tenore Riccardo Liberatore per la voce  sicura e di bel timbro, anche lui nel  doppio ruolo di Tinca  e Gherardo e il mezzosoprano Arlene Miatto Albeldas, vincitrice del concorso Voci Mascagnane 2025 nei panni della zia principessa e di Zita.

Il foltissimo cast annoverava  anche Francesca Maionchi  come Suor Genovieffa in Suor Angelica e Lauretta in Gianni Schicchi,  Aloisa Aisemberg come  badessa in Suor Angelica e La Ciesca in Gianni Schicchi, Elena Antonini, mezzosoprano già in scena al Pergolesi nella prima assoluta de Il giudizio di Paride, come La Frugola ne Il tabarro e la suora zelatrice in Suor Angelica.

Gianni Schicchi (credits Marco Pozzi)
Gianni Schicchi (credits Marco Pozzi)

Hanno completato il cast Stefano Gennari (il Talpa e Betto di Signa), Alessandro Pucci (il venditore di canzonette e un amante), Isabella Gilli (un’amante e Suor Osmina), Louise Guenter (Suor Dolcina e Nella), Roberta Sollazzo (la maestra delle novizie), Debora Simonetti ed Elisa Luciani (le cercatrici), Laura Tomasucci (la novizia), Midori Namikawa e Alina Khalilova (le converse), Mirta Belcecchi (Gherardino), Kevin Baliviera (Simone), Giacomo Medici (Marco), Alessandro Ceccarini (maestro Spinelloccio), Piersilvio De Santis (messer Amantio di Nicolao), Kevin Paoltroni (Pinellino) e Samuele Lattanzi (Guccio).

Buona la prova del Coro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, preparato da Pasquale Veleno,  di cui alcuni componenti hanno  sostenuto le parti solistiche sopracitate, affrontate con buona e sicura  emissione vocale e capacità attoriale: in particolare il cast di Suor Angelica era composto da diversi soprani e contralti  di questo coro, belle voci e tutte molto nella parte. 

 Sul podio della FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana l’italo americano Stefano Vignati, General Director e direttore musicale di Opera Carolina negli Stati Uniti, direttore ospite principale della New York City Opera.  Gli artisti hanno riscosso un buon successo di pubblico, accorso numeroso anche per la curiosità di ascoltare titoli meno conosciuti.