La Creazione di Haydn in italiano

Gardiner ha diretto a Santa Cecilia l’oratorio di Haydn nella vecchia traduzione italiana di Carpani, con risultati sorprendenti

"La Creazione" - John Eliot Gardiner
"La Creazione" - John Eliot Gardiner
Recensione
classica
Parco della Musica, Sala Santa Cecilia
La Creazione
13 Gennaio 2022 - 16 Gennaio 2022

Sir John Eliot Gardiner ha diretto con i complessi dell’Accademia di Santa Cecilia non Die Schöpfung ma La Creazione, che è sempre l’oratorio di Haydn, però con il testo tradotto in italiano nel 1801 da Giuseppe Carpani, che ebbe una notevole circolazione nell’Ottocento. È una bella traduzione e anche piuttosto fedele, che però inevitabilmente modifica alcuni aspetti del capolavoro di Haydn. Ma in fin dei conti tra l’originale tedesco e la versione italiana non ci sono maggiori differenze di quelle che possono intercorrere tra l’interpretazione di uno o di un altro direttore.

Sembrerà una banalità, ma rispetto al tedesco - che comunque è una lingua musicalissima, checché se ne dica normalmente - l’italiano è più morbido, permette maggiori sfumature, vibrazioni non solo e non tanto più intense ma anche più delicate. Non tradisce la musica di Haydn ma vi aggiunge delle ombreggiature che non vanno affatto contro le intenzioni del compositore austriaco, anzi si direbbe perfino che in alcuni momenti le mettano meglio in luce. Giustamente si tornerà poi alla versione originale ma ascoltare per una volta la versione di Carpani è stato interessantissimo, anche perché l’esecuzione guidata da Gardiner era splendida.

"La Creazione" - John Eliot Gardiner
"La Creazione" - John Eliot Gardiner

Quella pagina stupefacente che è il Caos iniziale è resa in tutto il suo cupo mistero, con scoppi violenti e passaggi dissonanti molto aspri, ma senza spostare Haydn verso l’Ottocento, perché anche in quest’esecuzione con strumenti moderni Gardiner porta la sua esperienza con le orchestre specializzate nel barocco. Meraviglioso il primo recitativo, “Dapprima Iddio creò col ciel la terra”, in cui il mistero e lo stupore di quel momento inimmaginabile sono particolarmente penetranti proprio grazie alle inflessioni rese possibili dalla lingua italiana ma anche grazie alla bellissima interpretazione del giovane basso Roberto Lorenzi, che non ha una voce torrenziale ma dà ad ogni frase quella sfumatura di emozione straordinaria che l’essere umano prova di fronte alla narrazione - nonostante oggi appaia ingenua - di eventi così grandiosi e incomprensibili. Terzo numero della partitura di Haydn e terzo momento meraviglioso di questa esecuzione è l’esplosione della luce, al cui effetto contribuiscono non tanto i decibel del fortissimo quanto l’abbagliante luminosità del coro e dell’orchestra.

"La Creazione" - John Eliot Gardiner
"La Creazione" - John Eliot Gardiner

Grazie alla sua esperienza, che va da Monteverdi al Novecento, Gardiner coglie perfettamente la posizione di cerniera di questo estremo capolavoro del Settecento (la prima esecuzione avvenne nel 1799) che ha l’ampiezza e il dominio delle forme che sono propri del classicismo, ma da una parte guarda al futuro per l’audacia armonica del già ricordato caos e dall’altra si ricollega al barocco per le maestose fughe haendeliane e per la pittura sonora vivaldiana, per esempio l’imitazione del canto degli uccelli. Ma non è tanto in queste stilizzate imitazioni ornitologiche che si esprime il senso della natura di Haydn quanto nella capacità miracolosa di esprimere con i suoni immagini che non producono alcun suono, come il cadere soffice della nave, il verde che ricopre le colline, il volo maestoso dell’aquila verso il sole, l’affiorare del Leviatano (nientemeno!) dalle acque marine: miracoli musicali che Gardiner restituisce con un’evidenza assoluta. Si dovrebbe citare ogni momento di quest’esecuzione, ma ci fermiamo qui.

"La Creazione" - John Eliot Gardiner

I solisti, oltre a Lorenz, erano il tenore Giovanni Sala e il soprano Lenneke Ruiten, ottimi nella terza parte dell’oratorio, quando interpretavano Adamo ed Eva, mentre nelle prime due parti, dedicate alle varie fase della creazione del mondo, hanno banalizzato la musica di Haydn, forse perché l’italiano li ha indotti in equivoco e hanno finito col dare un carattere un po’ operistico alle loro arie. Ottima la prestazione dell’orchestra, con cui Gardiner ha stabilito un’intesa speciale fin dalla prima volta che l’ha diretta, due anni fa. Bene anche il coro, la cui resa era però un po’ sciupata dal grande (ma indispensabile) distanziamento su un fronte di almeno trenta metri. Successo molto caloroso da parte di un pubblico che era relativamente numeroso, se si tiene conto della alla situazione attuale, che scoraggia molti potenziali spettatori.

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