Kent Nagano dirige l’Orchestra Haydn

A Bolzano il direttore statunitense avvia un nuovo progetto triennale con un concerto che ha visto protagonisti il violoncello di Michele Marco Rossi e la fisarmonica di Samuele Telari

Kent Nagano - Orchestra Haydn (foto Fondazione Haydn Stiftung)
Kent Nagano - Orchestra Haydn (foto Fondazione Haydn Stiftung)
Recensione
classica
Bolzano, Auditorium
Kent Nagano – Orchestra Haydn
19 Febbraio 2022

La presenza del direttore statunitense Kent Nagano sul podio dell’Orchestra Haydn, sabato 19 febbraio, non è stato un episodio occasionale bensì il primo appuntamento di un più ampio ciclo triennale pensato per gettare un ponte tra l’opera di Haydn e la contemporaneità.

Su questi propositi, nell’evento inaugurale del Progetto Nagano il pubblico dell’Auditorium di Bolzano ha potuto così ascoltare un programma che ha abbracciato quasi trecento anni di storia: dalla Sinfonia “Degli addii” di Joseph Haydn alla prima esecuzione assoluta di O Nata Lux, nuova commissione della Fondazione Haydn al giovane compositore argentino Alex Nante, classe 1992, passando per Sieben Worte per violoncello, bayan e archi di Sofija Gubaidulina.

Oltre a Nagano, l’arrivo del violoncellista Michele Marco Rossi e del fisarmonicista Samuele Telari, giovani autorevoli ambasciatori della musica d’oggi, hanno contribuito ad accrescere notevolmente l’attesa. Precisione, trasporto e soprattutto intesa, sono stati i presupposti sui quali i due interpreti hanno edificato una versione da incorniciare delle Sette parole della grande compositrice russa. L’orchestra d’archi della Haydn non ha fatto altro che esaltare fino in fondo l’intensità interpretativa dei due solisti quando, pronunciato l’ultimo straziante suono sulla soglia dell’udibilità, la suoneria di un telefono ne ha squarciato l’incanto in fiumi di applausi.

Avviata inizialmente con uno spirito interpretativo riconducibile più alla prassi esecutiva antica, i quattro movimenti della Sinfonia di Haydn hanno subito approcci che a un ascolto attento potevano apparire contrastanti. Un effetto appianato dal colpo di teatro finale dell’Adagio conclusivo in cui, così come dettato dalla partitura, musicisti e direttore hanno abbandonato via via la loro postazione lasciando soli sul palco i due violini.

Una serie di melodie affidate agli archi si intrecciano e si arrampicano fino a richiamare l’intera sezione dell’orchestra. Questa l’essenza di O Nata Lux di Alex Nante, concepita su espressa richiesta di Kent Nagano come luminoso epilogo dell’intero concerto. Una musica che risplende della morbida luce di un lavoro di circostanza, pronta a diffondersi con facilità per tutta la sala accompagnando il pubblico alla fine del concerto, senza però lasciare alcuna traccia.

Rassicurante, la composta presenza di Kent Nagano si è espressa attraverso una direzione essenziale, estremamente chiara e semplice, salutata a più riprese dal numeroso pubblico che ha letteralmente occupato l’Auditorium.

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