Jazz senza etichette

L'inossidabile quartetto di Dave Holland al festival di Vicenza

Il Dave Holland Quartet a Vicenza, foto Francesco Dalla Pozza
Il Dave Holland Quartet a Vicenza, foto Francesco Dalla Pozza
Recensione
jazz
Vicenza Jazz Vicenza
12 Maggio 2009
Dave Holland, una delle tracce più luminose nel percorso del jazz contemporaneo, sfoggia ancora sul palco la sorpresa, la freschezza e l’emozione dell’esordiente. Sta qui la sua forza. Il contrabbassista inglese non solo ci testimonia la propria storia, e sarebbe già molto, in ogni occasione ci ricorda che il jazz è una materia pulsante e viva, continuamente da modellare. Nel suo quartetto si respira poi quell’aria sana di complicità e piacere di stare insieme che ha radici lontane. Sul palco dell’Auditorium Canneti di Vicenza si ammirano quattro giganti del proprio strumento, quattro leader che si pongono in modo originale anche sul piano stilistico. Se vogliamo inoltrarci nel terreno infido delle etichette nè un "post bop", oramai ampiamente prosciugato, nè un "post free" rischiosamente autoreferenziale . Ma di entrambe queste esperienze fondamentali la musica di Holland possiede i presupposti. Forte senso del collettivo, suono blues marcato e caldo, improvvisazione che spazia a trecentosessanta gradi. Repertorio che più che cercare altrove stimoli conferma la musica afroamericana come fonte inesauribile di prospettive creative. Chris Potter è il solito e straordinario tessitore di trame ardite, lunghe estenuanti immersioni visionarie nell’improvvisazione, ma anche elegante costruttore di riflessivi spazi sonori. Steve Nelson crea continue magie che si incastrano come lampi di cristallo nel continuo ribollire del tessuto sonoro. Un vero alchimista che avvolge tutto di poesia. Le pelli e i piatti di Nate Smith, a diritto tra i più grandi della poliritmia, nella scia di Moffett, Blakey e Cyrille, mostra i muscoli quando serve ma regala anche un suggestivo controllo di dinamiche e colori. Un “quartetto jazz”.

Interpreti: Dave Holland: contrabbasso; Chris Potter: sax tenore e soprano; Steve Nelson: vibrafono; Nate Smith: batteria

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