Inferno, cinema per l'orecchio a Ravenna

Edison Studio a Ravenna Festival sonorizza lo storico Inferno, in versione restaurata

Inferno Ravenna Festival (foto Zani Casadio)
Foto Zani Casadio
Recensione
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Rocca Brancaleone, Ravenna
Edison Studio: Inferno 2021
20 Luglio 2021

Nel 1911 Adolfo Padovani, Francesco Bertolini e Giuseppe De Liguoro realizzano il primo lungometraggio della storia del cinema italiano, Inferno, una visionaria trasposizione della Commedia dantesca.

– Leggi anche: Le voci di Dante a Ravenna

Se di recente abbiamo ascoltato la musica di Luigi Ceccarelli (membro di Edison Studio e regista dal mixer in questa occasione, alla Stockhausen, mentre sul palco ai live electronics ci sono Mauro Cardi, Fabio Cifariello Ciardi e Alessandro Cipriani, con Salvatore Insana responsabile delle elaborazioni visive) dare suono ai canti del Paradiso proprio qui a Ravenna, trovando altezze celesti e grattando con le unghie cieli divini, stavolta i materiali sono più aspri e scabrosi, per una nuova versione di una commissione del 2008 proprio del Ravenna Festival.

– Leggi anche: Il Paradiso sonoro di Valentin Silvestrov

Un crepitare ctonio ci conduce alla porta dell’Ade, dove si spalancano metafora, giudizio, colpa e mistero. Alle immagini, semplicemente straordinarie per la potenza mesmerica che emanano a distanza di oltre un secolo, danno nuova vita musiche radicali, rigorose e liberissime, in bilico perfetto tra narrativa, abisso, astrazione. La voce di Caronte non è comprensibile, come quella di tanti altri protagonisti di questa discesa nel precipizio della colpa: come diceva Sartre, l’inferno sono gli altri e l’impossibilità di capire, di capirsi. Nessuna didascalia, nessuna inutile chiosa, tipica di tanta musica per il cinema, ma al contrario un mood sorvegliato e per davvero infernale, capace di arricchire il vocabolario di significati veicolati dalla pellicola.

Ravenna Dante
Foto Zani-Casadio​​​​​

Al centro del lavoro si erge la voce, scia dell’anima disincarnata, orma di presenze, artiglio, sirena, ombra nella caverna, testimone di un’apnea, di un’apocalisse. Una selva di idee solidissime ed evanescenti come fantasmi, una coltre minacciosa a incombere sui nostri destini, ma anche una benvenuta dose di ironia nel modo, affilato e creativo, in cui vengono manipolate, distorte, trasfigurate le voci, strumento primo ed ultimo dell’uomo, sua proiezione intima, cosmica.

Fondamentale anche il ruolo giocato dalle attese, dai silenzio, quasi a voler tradurre in suono quanto scriveva Franz Kafka: “Ora, le Sirene hanno un’arma ancora più terribile del canto, cioè il silenzio. Non è certamente accaduto, ma potrebbe essere che qualcuno si sia salvato dal loro canto, ma non certo dal loro silenzio".

La stessa vertigine di certe pagine ambient degli Autechre, un discorrere che prende piega di eclisse, una lingua umana per gli ultimi capitoli, come il folk di una fine, declinato in un suono crudo, appuntato e comunque avvolgente, essenziale, aereo e figlio di un buio inattingibile. E a chiudere, una volta usciti dalle bolge a riveder le stelle, di nuovo voci: prima quella che pare di un bambino e poi forse una strega, a lasciarci ammaliati dopo un viaggio nello spazio-tempo. "Sounds your eyes can follow”, titolavano i Moonshake un disco una vita fa: una vera e propria esperienza di cinéma pour l’oreille, secondo la tradizione francese, a dare nuove profondità ed altri volti e prospettive a un film straordinario, restaurato dalla Cineteca di Bologna e presentato qui in prima assoluta nella sua nuova veste sonora (il 27 luglio anche in Romania al Transilvania International Film Festival) .

In autunno Inferno 2021 sarà proiettato (e suonato) anche all’aperto Festival di Reggio Emilia. Non lasciate ogni speranza, ed entrate.

 

 

 

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