Il Silla barocco a metà di Karlsruhe 

Il controtenore Franco Fagioli nel Lucio Silla di Mozart presentato al Badisches Staatstheater di Karlsruhe 

Lucio Silla
Lucio Silla
Recensione
classica
Badisches Staatstheater di Karlsruhe
Lucio Silla
12 Luglio 2018 - 19 Luglio 2018

Si racconta che Mozart, ascoltando il talentuoso castrato Venanzio Rauzzini alla corte di Vienna nel 1767, ne sia rimasto così deliziato da offrirgli senza esitazione la parte di “primo uomo” nel suo Lucio Silla, che avrebbe debuttato con grande successo nella Milano austriaca del 1772. Nella ricca aneddotica sul personaggio – ebbe fama di playboy impenitente e piuttosto incauto nonché di appassionato cinofilo (Haydn dedicò un canone al suo amatissimo Turk in riconoscenza per l’ospitalità ricevuta nel buen retiro del cantante a Bath) – si trova anche la teoria che vorrebbe il suo dono essere il risultato di un problema endocrino patito in gioventù. Sia come sia, indisponibili da secoli castrati autentici e non potendo contare sull’endocrinologia, voci femminili “en travesti” hanno fatto da supplenti almeno fino all’esplosione della moda barocca sulle scene internazionali, che ha favorito nettamente le voci ibride dei controtenori. 

Richiamandosi al primo cast del Lucio Silla, per il nuovo allestimento dell’opera mozartiana, presentata nella sua integralità (oltre tre ore di musica), il Badisches Staatstheater di Karlsruhe si è servito del controtenore Franco Fagioli, stella del canto barocco e da varie stagioni presenza assidua dell’annuale festival händeliano del teatro. Quel Mozart giovanile ha ancora ben presente il modello barocco con le sue lunghe arie tripartite e l’uso generoso di fioriture e virtuosismi vocali e quindi la scelta non appare così azzardata e certamente Fagioli se la cava benissimo nelle agilità de “Il tenero momento” e nei salti vertiginosi di “Quest’improvviso tremito”, anche se la sua voce manca forse di rotondità e densità. Probabilmente gli avrebbe giovato una scelta stilisticamente più coerente soprattutto nell’accompagnamento musicale. Invece l’operazione “neobarocca” si ferma con Fagioli: la Badische Staatskapelle, ensemble dalle ottime qualità musicali, seguiva consolidati canoni tradizionali sotto la guida di Johannes Willig, compresa una densità sinfonica talora un po’ eccessiva. Risentivano meno le altre voci, tutte ispirate a scelte più convenzionali, come Ekaterina Lekhina, Giunia di grande temperamento ed espressività, Irina Simmes, Lucio Sinna di carattere, e Uliana Alexyuk, Celia dai tratti ancora acerbi. Meno convincente invece il Lucio Silla di James Edgar Knight, piuttosto stimbrato e dall’emissione spesso forzata nella tessitura acuta. Il veterano Klaus Schneider serviva con dignità il ruolo di Aufidio. 

Del tutto autonoma l’ispirazione dell’allestimento firmato da Tobias Kratzer, già visto a Bruxelles  a inizio stagione. Abbandonati i coturni d’ordinanza, Rainer Sellmaier opta per un’ambientazione contemporanea nella scena fissa su palcoscenico girevole e nei costumi, ispirati a un gusto marcatamente cinematografico, evidente già nel divertente montaggio di clip “dittatoriali” proiettati durante l’ouverture. Grazie al noto talento narrativo di Kratzer, il “thriller” funziona e ha un certo ritmo fino a quando il regista non cede all’impulso goliardico che sfocia in un’improbabile storia di vampiri con finale decisamente insensato. In scena c’è anche un cane che corre su e giù: omaggio a Rauzzini? 

Pubblico numeroso e generoso di applausi per tutti. 

 

Lucio Silla – trailer 

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