Il rock'n' roll sta benissimo

Black Rebel Motorcycle Club all'Hiroshima mon Amour di Torino

Recensione
pop
Hiroshima mon amour Torino
30 Novembre 2010
La carriera artistica ormai decennale dei BRMC non ha mai visto grossi cambi di formazione. Escludendo la recente sostituzione del batterista storico Nick Jago in favore della precisa Leah Shapiro, il trio di San Francisco ha sempre ruotato intorno alle figure chiave di Peter Hayes (voce, chitarra) e Robert Levon Been (voce, basso). Una formula di certo consolidata, a giudicare dall'affiatamento dei due frontman sul palco dell'Hiroshima lunedì sera. L'inizio attinge a piene mani dal disco del 2007 “Baby81” ed è affidato al lento ed ammaliante incedere ipnotico di "666 Conducer", che fa immediatamente spazio alla più ruffiana "Weapon of Choice". Nel giro di mezz'ora il gruppo alza il tiro e, dopo "Beat the Devil Tattoo", anche il volume delle chitarre, in un crescendo che arriva dritto all'attesissima "Whatever happened to my rock'n roll". Hayes e Been amministrano con facilità, scambiandosi anche gli strumenti sul palco, ma è Been quello che regala più scelta, imbracciando dapprima l'acustica e sedendosi di lì a poco ad un piano verticale. Le atmosfere si dilatano, ed il piglio seventies del gruppo emerge in tutta la sua ridondanza psichedelica. Si susseguono pezzi come "Salvation", "Red eyes and tears", "Awake", ad onorare l'esordio discografico omonimo del 2001. La poca comunicazione con il pubblico è ben compensata dall'intensità delle esecuzioni, come dimostra l'accoglienza riservata alla zeppeliniana "Ain't no Easy Way" o al primo travolgente bis "Spread your love", che fa saltare un po' tutti. Alla fine, l'orologio dice due ore e un quarto di live set e, nonostante un fastidioso ronzio alle orecchie (complice il livello di decibel decisamente aggressivo), si torna a casa con la sensazione che alla domanda "Whatever happened to our rock'n'roll?", la risposta sia: "Niente di brutto".

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