Il ritorno dell’Ulisse a Cremona

Bel successo de Il Ritorno di Ulisse in Patria che ha aperto il Monteverdi Festival 2022 con la direzione di Ottavio Dantone e la regia di Luigi De Angelis

"Il ritorno di Ulisse in Patria" - Teatro Ponchielli, Cremona (foto F. Zovadelli)
"Il ritorno di Ulisse in Patria" - Teatro Ponchielli, Cremona (foto F. Zovadelli)
Recensione
classica
Cremona, Teatro Ponchielli
Monteverdi Festival 2022 – Il Ritorno di Ulisse in Patria
17 Giugno 2022 - 24 Giugno 2022

Un doppio ritorno ha segnato l’inaugurazione del Monteverdi Festival edizione 2022. Sul palcoscenico del Teatro Ponchielli, infatti, è andata in scena Il Ritorno di Ulisse in Patria, opera assente da Cremona dal 2004, con la direzione di Ottavio Dantone alla guida della sua Accademia Bizantina, già protagonista dell’opera monteverdiana di quell’ultima edizione.

Per questa nuova produzione la regia – assieme alle scene, luci e video – è stata affidata a Luigi De Angelis, che ha immaginato un impianto scenico a mezza strada tra l’astratto e il contemporaneo, essenziale dal punto di vista degli elementi scenografici e concettuale per l’intreccio di simboli e simbologie che hanno trovato spazio nel prologo e nei tre atti che compongono la tragedia di lieto fine del 1640, musicata da Claudio Monteverdi sulla poesia di Giacomo Badoaro e qui proposta nell’edizione critica a cura di Bernardo Ticci.

Così il progetto il firmato Fanny & Alexander – con costumi e drammaturgia di Chiara Lagani – prende le mosse, sulle prime note dell’opera, da uno sfondo scenico rappresentato dalla proiezione di un filmato che propone un Ulisse naufrago che si risveglia sulle rive del Po, tra distese pietrose e relitti di tronchi un tempo imponenti ma ormai decrepiti e in secca. Le rive del nostro maggior fiume come le spiagge di Itaca, un luogo che diviene spazio “altro” e, se vogliamo, rappresentativamente neutro, che ci introduce alla lettura universale di una vicenda che, dalla dimensione del mito sublimato nel teatro musicale monteverdiano, precipita all’attualizzazione simbolica dei drammi e delle contraddizioni dell’oggi.

Il ritorno di Ulisse in patria - Tatro Ponchielli Cremona (foto F. Zovadelli)
"Il ritorno di Ulisse in Patria" - Teatro Ponchielli, Cremona (foto F. Zovadelli)

Un impianto scenico – decorazione delle scene a cura degli studenti del Liceo artistico dell’Istituto di Istruzione Superiore “Antonio Stradivari” di Cremona – che alterna l’astrazione degli interventi degli dei, immersi in proiezioni che evocano ora il mare di Nettuno ora le nuvole che adornano la dimora di Giove, alla scarna concretezza delle sagome che abitano il mondo degli uomini. Qui gli alberi e gli animali che circondano il pastore Eumete, così come Ulisse precocemente canuto e suo figlio Telemaco, sono trasformati in bersagli, elementi di un ideale – universale verrebbe da dire – tiro a segno evocato in principio dall’arco di ulisse – strumento simbolo della carneficina finale – e ribadito grazie a uno spazio scenico che vede i Proci esercitarsi con le pistole, alla stregua di un gruppo di moderni eroi negativi sul tipo di Gomorra (a scelta tra il romanzo di Saviano, il film di Garrone o la serie TV). Una lettura registica che, se ha restituito alcuni passaggi non proprio fluidi – per esempio l’utilizzo ripetuto della platea, compreso il giuoco tra l’ancella Melanto ed Eurimaco con un filo-guinzaglio a sfiorare la testa del pubblico – è riuscita nel complesso a ben tratteggiare una narrazione visiva efficace nell’esplicitare i diversi livelli presenti nell’opera di Monteverdi.

"Il ritorno di Ulisse in Patria" - Teatro Ponchielli, Cremona (foto F. Zovadelli)
"Il ritorno di Ulisse in Patria" - Teatro Ponchielli, Cremona (foto F. Zovadelli)

Differenti piani stilistici che musicalmente alternano rimandi bucolici e popolari a oasi immerse in un lirismo nobile ed elegantemente composto e che la direzione di Dantone ha saputo esaltare con una chiarezza di lettura trascinante, reattiva nel tratteggiare i passaggi strumentali restituiti con affiatata brillantezza da un’Accademia Bizantina sempre affidabile, intensamente sospesa nel disegnare i momenti più poetici, a partire dal lamento di Penelope “Di misera regina”. Una qualità, quella della lettura musicale di Dantone, che si è riverberata anche nell’interpretazione coerente restituita da una compagine vocale nel complesso ben assortita, a partire dalla stessa Penelope incarnata da Delphine Galou, affiancata dalle belle prove dell’Ulisse di Mauro Borgioni, del Telemaco di Anicio Zorzi Giustiniani, dell’Iro di Bruno Taddia, dalla Minerva di Giuseppina Bridelli e dall’Eumete di Luigi Morassi. A completare il cast Roberto Lorenzi (Il Tempo/Antinoo), Vittoria Magnarello (La Fortuna), Gianluca Margheri (Giove), Federico Domenico Eraldo Sacchi (Nettuno), Giuseppina Bridelli (Minerva), Paola Valentina Molinari (Amore), Francisco Fernandez Rueda (Anfinomo), Enrico Torre (Pisandro), Gaia Petrone (Melanto/L’humana Fragilità), Alessio Tosi (Eurimaco) e Anna Bessi (Ericlea).

Alla fine un bel successo ha salutato tutti gli artisti impegnati che hanno raccolto gli applausi convinti del folto pubblico presente in una sala del Ponchielli rischiarata da una nuova illuminazione offerta al teatro cittadino dalla nota azienda cremonese Sperlari.

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