Il Male in scena secondo Bieito

Ad Anversa Les Bienveillantes di Hector Parra.

Les Bienveillantes
Les Bienveillantes
Recensione
classica
Opera di Anversa
Les Bienveillantes
24 Aprile 2019 - 18 Maggio 2019

Il punto di partenza è l’omonimo romanzo di quasi mille pagine scritto da Jonathan Littell sulle memorie dell’ufficiale nazista delle SS Max Aue, libro che quando è stato pubblicato nel 2006 ha subito vinto il Prix Goncourt ed ha avuto un grande successo anche presso il grande pubblico ma suscitando non poche polemiche per la durezza del contenuto. Per la sua trasposizione in opera è stato chiamato il regista spagnolo Calixto Bieito, l’incarico per il libretto, prevalentemente in tedesco con qualche apporto in francese, è stato dato all’austriaco Handi Klaus e la composizione della musica affidata al catalano Héctor Parra. Insieme hanno deciso di mantenere la struttura “musicale” del testo, ideato da Littell come una suite barocca con sette parti/danze introdotte da una toccata, per raccontare la complessa storia di Max, omosessuale, con giovanili rapporti incestuosi con la sorella Una, assassino probabilmente dei genitori, coinvolto nello sterminio degli ebrei ad Auschwitz ma che alla fine della guerra riesce a salvarsi dalle sue responsabilità vivendo sotto falso nome in Francia. Della complicata trama del romanzo nel libretto si è evidentemente cercato solo di ritenere spunti e suggestioni, ma malgrado ciò l’opera è molto raccontata, come un lungo monologo, quasi un oratorio, sin dalla prima candida scena, in cui Max inizia a ricordare tutta la sua vita attorniato solo da lindissimo bianco sia nelle pareti che nelle luci. E’ come un torrente in piena di ricordi che si arresterà solo dopo tre ore, dopo una doccia nudo in scena, indossati abiti puliti, in un ambiente pure ripulito il più possibile, come se nulla fosse stato. Interprete, bravissimo, sia come attore che come cantante, il tenore americano Peter Tantsits che da vita con grande immedesimazione ad un Max che si mostra con tutte le sue contraddizioni e debolezze di essere umano, è colto, sensibile, ama Bach e Rameau, sembra inoffensivo invece sarà capace di ogni nefandezza. Calixto Bieito sposta il visuale dagli abusati simboli nazisti a quelli di addomi che si svuotano sino ad arrivare ad invadere con un liquido di colore fecale tutto il palcoscenico, l’espressione più rozza ma allo stesso tempo intima del nostro liberarsi da tutto quello che ci opprime dentro. Il risultato è di grande sgradevolezza, proprio il disagio probabilmente ricercato da Bieito. Di fronte a tante parole ed immagini forti, si alternano scene non solo molto dure come quelle dell’ebrea nuda appesa ad un braccio, ma alcune molto poetiche come il pianoforte che si libra in alto continuando ad essere suonato sopra la devastazione, la musica di Parra un po’ si perde ma quando riesce a riconquistare l’attenzione appare ricca di colori e risonanze, sotto la direzione del maestro Peter Rundel, specialista di musica contemporanea opportunamente chiamato a dirigere la nuova creazione. Gli altri cantanti giocano un ruolo di cornice intorno a Max, anche la sorella Una, che nel libro è una figura più centrale, oltretutto il soprano svizzero Rachel Harnisch appare non adatta al ruolo, lo interpreta in maniera legnosa e risulta fredda malgrado la tecnica vocale di buon livello che dimostra nella sua aria all’inizio del secondo tempo. Molto più incisivi il mezzosoprano austriaco Natascha Petrinsky e pure il tenore spagnolo David Alegret nella parte, rispettivamente, della madre e del suo secondo marito; così come sono convincentemente cattivi il baritono tedesco Gunter Papendell che veste i panni del maligno Thomas Hauser che aiuterà Max nella sua carriera da criminale, salvadogli anche più volte la vita; e il tenore italiano Gianluca Zampieri nella parte dell’ambiguo Dr. Mandelbrod. Tra i momenti più riusciti,  i duetti che riescono ad essere intimi malgrado tanta gente intorno, per inciso anche ottima prova del coro, ma anche le scene con i due piccoli gemelli ordinatissimi nelle loro divisine, che mai accennano un sorriso, in contrasto stridente con la degenerazione che li circonda e di cui pure sono frutto. Molto belli ed appropriati i costumi di Ingo Krugler. 

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