Il jazz e l'Italia unita?

"Fratelli d'Italia" e le contraddizioni del "jazz italiano"

Recensione
jazz
È di questi giorni la notizia che Umbria Jazz chiederà a tutti gli artisti italiani in cartellone di rileggere in chiave jazz l’inno di Mameli, per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia. A ciascuno la libertà e il piacere di ritenere la cosa una encomiabile iniziativa patriottica o un tremendo concentrato di provincialismo e cattivo gusto.

Per quanto mi riguarda, stento a credere che alcuni degli artisti invitati sentano la reale necessità espressiva di manifestare il proprio senso di appartenenza e di orgoglio nazionale in questi termini, ma ormai sembra che il marchio"jazz italiano" non possa più rinunciare al cotè nazional-popolare (vedi l’intervento di Fresu a Ballarò sul medesimo standard).
Ma l’Italia del jazz è poi davvero unita? O forse, al di là delle riarmonizzazioni della celebre melodia di Michele Novaro continuiamo a scontare una sostanziale disunità che nessun garibaldino è riuscito finora a sfidare?
Come mai esiste nel nostro paese un fortissimo fermento di musicisti e etichette indipendenti che – con grande fatica e qualche piccola ingenuità – stanno ottenendo da qualche anno importanti consensi critici e che, salvo rare eccezioni, sono regolarmente esclusi dai cartelloni dei principali festival?
Come mai ci si rifugia sempre nel rassicurante – e limitato – assunto identitario che un "jazz italiano" esiste perché si è affrancato dal modello afroamericano di riferimento e ha saputo coniugare il linguaggio della tradizione jazz con il repertorio nazionale, dal folk all’opera, dai cantautori alla musica accademica? È questo il traguardo dell’Italia unita? O è forse un esito che, paradossalmente, rischia di banalizzare tutta la forte tensione creativa che continua a animare decine di talentuosi musicisti della penisola, senza bisogno di definizioni, liberi di dialogare alla pari con colleghi di ogni latitudine e con le chiavi stilistiche più varie?
Ma non crucciamoci, su, è festa! Per fare l’Italia matura, cosmopolita e unita del jazz c’è sempre tempo, ora è tempo di swingare sull’amato "parapà parapà parapappappappappà"!

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