Il fato di Macbeth
L’opera al teatro Goldoni di Livorno dopo oltre trent’anni di assenza
24 febbraio 2026 • 3 minuti di lettura
Teatro Goldoni, Livorno
Macbeth
20/02/2026 - 22/02/2026Sul palcoscenico del Teatro Goldoni si allestisce Macbeth (due recite 20 e 22 febbraio). Il nuovo allestimento è coprodotto da un pool di teatri nazionali (Verdi di Pisa, Alighieri di Ravenna, Carlo Felice di Genova, Comunale di Ferrara, Pavarotti-Freni di Modena, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Teatro Galli di Rimini e lo stesso Goldoni di Livorno); in alcuni di questi teatri ha già debuttato con cast alternativi.
A Livorno l’ultima rappresentazione risale al 1994 nel Teatro La Gran Guardia; al Goldoni un’unica volta nel 1980, diretta dal compianto Antonio Bacchelli. Macbeth a Livorno sostituisce le previste rappresentazioni di Otello, rimandate a inizio 2027.
La serata di venerdì 20 non registra la consueta affluenza di pubblico al teatro labronico; però gli spettatori gradiscono appieno la performance, con riconoscimenti sia a scena aperta sia al termine per uno spettacolo nell’insieme più che decoroso.
Ricordando quanto siano temibili i ruoli principali nell’opera verdiana in esame, tutti i protagonisti si prodigano per restituirli al meglio. Nelle vesti della Lady Marily Santoro, dalla notevole intensità, con emissione densa di armonici e capace nel sostenere i filati; qualche piccola increspatura sui passaggi non inficia il risultato tecnico complessivo. Nel ruolo eponimo Franco Vassallo, a volte in difficoltà nella parte alta dove il baritono tende a tenoreggiare; tuttavia, il cantante porta a termine il proprio compito con apprezzabile impegno confluito in un più che decoroso risultato. Roberto Scandiuzzi è Banco. Nonostante si avvertano i segni del tempo nell’emissione, la professionalità di Scandiuzzi sul palco è indiscutibile per l’aspetto emotivo trasmesso al personaggio. Matteo Falcier (Macduff) raccoglie molti consensi nella sua unica aria, cantata al meglio delle proprie possibilità.
Tra i comprimari, interessante e da riascoltare in altro ruolo Alin Anca (Medico / Domestico). Nell’onesto decoro Erica Cortese (Dama), Francesco Pittari (Malcolm), Ludovico Ulivelli e Sofia Ristori (Seconda e Terza apparizione) e i solisti del Coro di Voci Bianche "G. Bonamici" di Pisa; ben coordinate e plastiche le danzatrici della Compagnia di danza Fattoria Vittadini; coreografie a cura di Mattia Agatiello.
Sul podio, Giuseppe Finzi. La bacchetta eccede sulla polarizzazione delle dinamiche, conducendo bene i piano e pianissimo in netta contrapposizione ai fortissimi, nei quali il risultato sarebbe stato più equilibrato con qualche decibel in meno senza coprire il coro e alcuni soli. Eccellente l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, attenta e compatta nel seguire le indicazioni della bacchetta; un po’ debole il Coro Lirico di Modena istruito da Giovanni Farina.
Acuta e interessante la regia di Fabio Ceresa, improntata sulla dicotomia destino e caso senza tralasciare il sottile riferimento al libero arbitrio, tenendo in costante evidenza il significato mistico-esoterico rappresentato dal numero tre. Per certi aspetti, l’idea di Ceresa richiama il film Sliding Doors (1988) di Peter Howitt. Ceresa concretizza le proprie idee nella scenografia firmata da Tiziano Santi, impreziosita dagli eleganti e appropriati costumi curati da Giuseppe Palella in linea con le tematiche occulte e reali della drammaturgia; efficiente il disegno luci di Cristian Zucaro.
La visione scenica – una cornice quadrata concentrica in prospettiva - simboleggia il percorso della vita, dove in primo piano si svolge la vita reale e concreta; sul punto finale della linea di fuga gli eventi in divenire e quelli passati; tra il proscenio e il fondo del palco, il percorso della vita stessa.
L’intuizione registica non altera né snatura la drammaturgia, inserendo un valore aggiunto capace di spunti riflessivi e introspezione individuale.