Il belcanto al pianoforte di Lugansky

A Ferrara con la Luzerner Sinfonieorchester e Michael Sanderling

GD

09 febbraio 2026 • 3 minuti di lettura

gansky e Sanderling a Ferrara (Foto Marco Caselli Nirmal)
gansky e Sanderling a Ferrara (Foto Marco Caselli Nirmal)

Teatro Comunale, Ferrara

Nikolai Lugansky, Michael Sanderling e la Luzerner Sinfonieorchester

03/02/2026 - 03/02/2026

All’interno del ricco e interessante cartellone della stagione 2025/2026 di Ferrara Musica è andato in scena un ottimo concerto tenuto dal celebre pianista Nikolai Lugansky insieme alla Luzerner Sinfonieorchester guidata dal suo direttore principale Michael Sanderling (figlio del grande Kurt). Il programma ha previsto un tradizionale ma sempre piacevolissimo dialogo tra il poetico romanticismo di Chopin e quello fin de siècle di Čajkovskij in tutta la sua drammaticità. 

La serata è stata inaugurata da un’interpretazione magistrale da parte del pianista moscovita del Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 del compositore polacco, in cui Lugansky si è distinto per la generale cura, davvero certosina, che ha dedicato al suono diffuso dallo strumento: l’intelligibilità acustica di ogni nota, anche nei passaggi più virtuosistici o nelle consuete volatine chopiniane, è stata sempre accompagnata da un’impeccabile gestione delle dinamiche. Questa grande capacità tecnica ha permesso al solista di trasferirsi istantaneamente – nell’arco di una sola nota, appunto – in un nuovo paesaggio emotivo; lo si è apprezzato soprattutto nel primo movimento, continuamente attraversato da agitazioni rutilanti, pronte a disciogliersi nella dolce malinconia (il famoso sentimento tutto polacco dello żal) dei momenti di distensione melodica. Da questo punto di vista, Sanderling ha offerto una direzione davvero appropriata e ben conscia della dialettica soggiacente a tutta l’opera: la dicotomia tra lo spiccato sinfonismo di alcuni passaggi e la natura cameristica di altri è stata rispettata, attribuendo opportunamente all’orchestra il ruolo di sfondo, un manto sonoro pronto a commentare i discorsi del solista sempre educatamente e solo quando interpellato. Nella meravigliosa Romanza: Larghetto, poi, Lugansky ha dato pienamente espressione della propria esperienza nel repertorio chopiniano, non solo sottolineando doverosamente la tenera musicalità del brano e i suoi collegamenti con le melodie del belcanto italiano, ma pure suggerendo una sorprendente sfumatura moderna nei riguardi dello sviluppo della melodia stessa. Il tocco congiuntamente risonante e delicato, a seconda dei contesti – è risultato evidente nell’esecuzione brillante e trascinante dell’ultimo movimento –, ha illuminato l’essenza del pianismo del musicista russo: rigoroso e commovente insieme, con la tecnica del virtuoso ma con l’atteggiamento del devoto dello spartito. Al termine della performance, subissato dagli applausi del pubblico, Lugansky lo ha ringraziato con due sfolgoranti bis: la Fantasia – Improvviso op. 66 di Chopin e il Preludio n. 12 op. 32 di Rachmaninov. 

Dopo l’intervallo, Sanderling ha potuto esibire tutte le qualità timbriche e tecniche della più antica orchestra svizzera grazie a un’esecuzione vulcanica della Quarta Sinfonia di Čajkovskij. La rima incrociata tra le quattro sezioni dell’opera è stata ben enfatizzata dal direttore tedesco, che ha messo in mostra tutta la potenza sonora della compagine nei movimenti esterni, mentre in quelli interni ha prediletto un impasto più levigato e dedito alla musicalità. Nell’esecuzione si è potuta ammirare tutta la drammaticità della sinfonia, con picchi acustici di esplosiva e incendiaria intensità e dove il fragore orchestrale non ha mai oscurato il nitore melodico della composizione, elargito con grande generosità dalla concertazione di Sanderling, improntata alla costante ricerca del legato e del fraseggio. In questo senso, l’ensemble svizzero ha spiccato per la nettezza timbrica dei suoi archi (abili domatori anche dei ritmi più scoscesi del brano), per la linea melodica ben intonata e legata dei legni (di grande valore la prova del clarinetto) e per la buona performance degli ottoni, le cui rare incertezze tecniche sono state pienamente compensate dallo stentoreo effetto acustico suscitato.

Al termine del concerto e dopo i numerosi applausi, gli artisti hanno regalato un bis sulle note placide e distese di Nimrod di Elgar.