I nostri amici incendiari

A Bolzano la prima nazionale dell'opera di Vosecek scritta su testo di Frisch

Recensione
classica
Teatro Comunale di Bolzano Bolzano
Simon Vosecek
26 Febbraio 2014
Le parole sembrano quelle di un editoriale scritto in questi giorni: «ogni borghese è punibile da un certo reddito in su, per questo non chiamerà mai la polizia», «l'aguzzino non si denuncia, è meglio farselo amico», «è facile indignarsi a colazione per i fatti di ieri senza accorgersi di quello che sta succendo oggi». Invece sono state scritte quasi sessant'anni fa e risuonano ancora attuali. Questa è la potenza del testo di Max Frisch e qui sta la forza dell'opera contemporanea di Šimon Vosecek. Con una vocalità che ricorda Berg ed una musica che si realizza nella stridente sonorizzazione psicologica del dramma teatrale, il compositore ceco ha il merito indiscusso di essere stato il primo a musicare Biedermann und die Brandstifter, mettendo in scena le meschinità e la codardia dell'uomo medio e mediocre. In un continuo dialogo dell'assurdo tra gli incendiari, dal canto rigido ed inflessibile, e il protagonista, la cui paura lo spinge sempre più a suoni striduli e falsetti timorosi, si discute di umanità e coscienza, parole pesanti che hanno totalmente perso di significato. Fantastici i tre pompieri, che nella geniale regia di Béatrice Lachaussée si muovono in scena come un coro della tragedia greca, ora narrando la storia, ora rivolgendosi al pubblico per commentare i fatti, ora interagendo con il protagonista nella speranza di aprirgli gli occhi. L'opera procede in un crescendo di tensione costruito molto bene che culmina nella cena dei coniugi Biedermann con gli incendiari, dove la citazione del fantasma di Amleto e del Commendatore mozartiano vira repentinamente nel grottesco. Siamo giunti alla fine, la miccia nel solaio è pronta, il protagonista e la moglie sono spaventati a morte, si sentono le sirene dei pompieri, al culmine dell'assurdo Biedermann cede a suoi aguzzini che escono di corsa dalla casa: «Cosa gli hai dato?» chiede la moglie - «Fiammiferi» - «Vedo il cielo che brucia!» strilla la cameriera - «Per fortuna non siamo noi» risponde l'uomo, tornando a leggere il suo giornale sul suo divano. Tra gli interpreti spiccavano le voci dei due incendiari, Till von Orlowsky e Tomsz Pietak. O forse la piscologia di Frisch si è insinuata in noi?

Note: Prima nazionale. Coproduzione della Fondazione Teatro Comunale e Auditorium di Bolzano con Neue Oper Wien

Interpreti: Stephen Chaundy (Gottlieb Biedermann), Barbara Zamek-Gliszczynska (Babette Biedermann), Katharina Tschakert (Anna), Tomasz Pietak (Josef Schmitz), Till von Orlowsky (Wilheim Eisenring), Harald Wurmsdobler (primo vigile del fuoco), Christian Kotsis (secondo vigile del fuoco), Frédéric Pfalzgraf (terzo vigile del fuoco).

Regia: Béatrice Lachaussée

Scene: Dominique Wiesbauer

Costumi: Nele Ellegiers

Orchestra: Amadeus Ensemble Wien

Direttore: walter Kobéra

Luci: Norbert Chmel

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