I giovani talenti di Riccardo Muti

Cinque giovani direttori si sono alternati alla guida dell’Orchestra Cherubini per l’Italian Opera Academy edizione 2019

Muti Opera Academy
Jiannan Cheng
Recensione
classica
Ravenna, Teatro Alighieri
Muti Opera Academy 2019
02 Agosto 2019

“Ci va il tempo che ci va” cantava ormai qualche tempo fa Paolo Conte. Al di là delle differenze di contesto, i versi del cantautore di Asti ci sono venuti alla mente ascoltando le parole di Riccardo Muti, pronunciate in occasione del Concerto di Gala che ha visto protagonisti i giovani direttori d’orchestra selezionati per la quinta edizione della Italian Opera Academy, iniziativa che il maestro coltiva con palese passione da ormai un lustro in quell’oasi protetta e felice rappresentata dal Teatro Alighieri di Ravenna.

Nell’introduzione al programma di sala, in un passo tratto dal suo recente scritto L’infinito tra le note (Solferino, 2019), Muti sottolinea come «per diventare direttore d’orchestra bisogna prima diventare un musicista vero. E lo si può fare solo attraverso uno studio lungo e severo, di cui quello dedicato al movimento delle braccia non è che una piccolissima parte. […] dirigere non significa semplicemente irreggimentare l’orchestra e farla andare a tempo, significa invece prepararla a seguire o, meglio, a condividere attraverso un’analisi attenta e motivata un’idea di interpretazione».

Insegnamenti che i cinque giovani direttori che si sono alternati sul podio dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini hanno cercato di mettere in pratica in occasione di un concerto il cui programma ha offerto un’ampia selezione di brani tratti da Le nozze di Figaro, approdo al Mozart “italiano” dell’Italian Opera Academy dopo le precedenti esplorazioni di titoli quali Falstaff, Traviata, Aida e Macbeth, che hanno rappresentato il tracciato verdiano degli anni scorsi.

Risultato di un percorso formativo iniziato il 20 luglio dedicato ai giovani direttori e maestri collaboratori selezionati fra le centinaia di richieste arrivate da tutto il mondo – le cui diverse fasi sono state condivise, come d’abitudine, con un pubblico di appassionati, studenti e addetti ai lavori – la serata ha rappresentato l’occasione per vedere all’opera i cinesi Jiannan Cheng e Lik-Hin Lam, il tedesco di origini vietnamite David Quang Tho Bui, l’italo-tedesco Nicolò Foron e l’austriaco Felix Hornbachner, cinque giovani bacchette che, pur nella differenza di approccio e di personalità, hanno restituito una lettura coerente della pagina mozartiana, coadiuvati da un’orchestra che ha confermato la fresca duttilità che la contraddistingue – arricchita in questa occasione dalla presenza di Li-Kuo Chang, prima viola della Chicago Symphony Orchestra – e da una rodata compagine vocale che ha dato corpo ai personaggi dell’opera mozartiana: Figaro (Alessio Arduini), Susanna (Damiana Mizzi), Conte d’Almaviva (Luca Micheletti), Contessa (Serena Gamberoni), Cherubino (Paola Gardina), Marcellina (Isabel De Paoli), Don Bartolo (Carlo Lepore), Don Basilio (Matteo Falcier), Don Curzio (Riccardo Benlodi), Antonio (Adriano Gramigni) e Barbarina (Letizia Bertoldi).

Muti Opera Academy - Nicolò Foron
Nicolò Foron

Oltre ai cinque giovani direttori, tutti salutati con generosi applausi da parte del pubblico presente, i diplomi di fine corso sono stati consegnati anche ai tre maestri collaboratori che hanno seguito questo percorso formativo: le italiane Veronica Cornacchio e Clelia Noviello Tommasino, oltre a Daniel Strahilevitz, di nazionalità spagnola, sudafricana e israeliana.

Da segnalare, infine, che questa serata dell’Italian Opera Academy – la cui edizione 2019 è stata realizzata con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, del Comune di Ravenna e grazie al contributo di diversi sponsor che sostengono il progetto – è stata dedicata allo IOR (Istituto Oncologico Romagnolo) di cui ricorre quest’anno il quarantennale dalla fondazione.

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