A Francoforte va in scena l’altra Francesca

L’Oper Frankfurt presenta in prima tedesca “Francesca da Rimini” di Saverio Mercadante, opera a lungo dimenticata

Francesca da Rimini (Foto Barbara Aumueller)
Francesca da Rimini (Foto Barbara Aumueller)
Recensione
classica
Frankfurt am Main, Oper Frankfurt (Opernhaus)
26 Febbraio 2023 - 08 Aprile 2023

Della loro tragica vicenda si sa più o meno tutto. Lei, Francesca, ravennate, figlia di Guido da Polenta, viene data in sposa a Gianciotto, figlio del signore di Rimini, Malatesta. Che si trattasse di un matrimonio politico per mettere pace fra le due città è più che probabile, come lo è lo scarso trasporto che la giovane doveva provare per quell’uomo di quasi vent’anni più grande. Poi col cognato Paolo legge la storia d’amore fra Lancillotto e Ginevra, la sposa di re Artù, e fra i due scoppia l’amore. Inevitabile è la tragedia.

Si sa meno, invece, di una delle diverse versioni in musica della storia dei due amanti. Se già la tragedia in quattro atti di Riccardo Zandonai con le parole di Gabriele D’Annunzio, la più nota, è di rado eseguita, il dramma per musica in due atti di Saverio Mercadante su libretto di Felice Romani datato 1830 è rimasto ignoto fino all’estate del 2016, quando è stato finalmente messo in scena al Festival della Valle d’Itria. Destinata a Madrid, l’opera non fu mai eseguita all’epoca anche se la ragioni non sono del tutto chiare: chi parla di rivalità fra i cantanti, chi di complotti coronati dalla morte dell’impresario, chi di scomparsa della partitura. Di certo non aiutò troppo a un suo recupero l’essere fin troppo legata al modello rossiniano ormai al tramonto nel terzo decennio dell’Ottocento.

A sei anni dalla prima assoluta a Martina Franca, l’opera è stata riproposta al Festival Tirolese di Erl nello scorso dicembre in un nuovo allestimento firmato da Hans Walter Richter, che ora viene ripreso all’Oper Frankfurt in prima tedesca con una locandina musicale in gran parte rinnovata.

La scenografia di Johannes Leiacker è spoglia: una stanza neutra con due grandi pareti bianche nel primo atto e nere nel secondo, con un’apertura che rivela il profilo di un grande portale gotico come di una chiesa in rovina avvolto spesso nella nebbia attorno al quale agiscono i doppi (o le proiezioni) dei tre protagonisti. Nella stanza spoglia, solo pochi oggetti dal valore simbolico: una roccia sul lato, un letto, sul quale Francesca dorme e incontra l’uomo del sogno, e i suoi molti libri sotto a quel letto. Gli eleganti costumi di Raphaela Rose propongono un romanticismo stilizzato dal segno essenziale, mentre invece la regia spinge molto sul contrasto dei sentimenti con qualche evitabile sbavatura ed eccessiva concitazione nel tono ma resta, nella sostanza, fedele alla trama.

È tutta al servizio del (bel)canto la direzione di Ramón Tebar, che raffigura questo Mercadante come parente strettissimo di Rossini più che di Bellini o di Donizetti. Tebar non è comunque insensibile alle diverse preziosità strumentali disseminate nella lunga partitura (generoso lo spazio dato all’arpa nei passaggi più sognanti) e trova un’ottima sponda nella qualità musicale della Frankfurter Opern- und Museumorchester.

Adeguata la compagnia di canto che ha per protagonista la specialista Jessica Pratt: vocalità limpida e acuti svettanti, appena velata nel registro alto. A tutti gli altri ruoli provvede l’ensemble vocale della casa: Kelsey Lauritano è un Paolo “en travesti” dall’elegante linea vocale ma un po’ debole nell’emissione, mentre Theo Lebow è un Lanciotto febbricitante e dagli acuti generosi anche se talvolta poco controllato nell’emissione, ma la scrittura vocale è davvero impervia. Adeguato il resto del cast con Erik van Heyningen come babbo Guido e i giovani Karolina Bengtsson come Isaura e Brian Michael Moore come Guelfo. Molto corposa la prova del Coro dell’Oper Frankfurt.

La novità incuriosisce il pubblico, molto numeroso in sala, che festeggia tutti gli interpreti con numerosi applausi e chiamate.

 

 

 

 

 

 

 

 

Nuovo allestimento dell’Oper Frankfurt in collaborazione con il Tiroler Festspiele Erl

 

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Un successo alla Semperoper di Dresda per la nuova opera di Detlev Glanert Die Jüdin von Toledo ispirata a una tragedia del 1855 dell’austriaco Franz Grillparzer

classica

Napoli: da Reich a Battistelli

classica

Milano: il nuovo direttore della Sinfonica di Milano