Euryanthe riconosciuta

Mark Elder e l'Orchestra of the Age of the Enlightenment riscoprono le infinite ricchezze del capolavoro misconosciuto di Weber in una nuova produzione al festival di Glyndebourne.

Recensione
classica
Glyndebourne Festival Glyndebourne
Carl Maria von Weber
23 Giugno 2002
La storia della composizione di Euryanthe è sempre stata letta come la storia di un capolavoro mancato: Weber, dopo il successo di Freischutz, voleva muovere i primi passi verso una riforma dell'opera tedesca che prendesse la distanza dal Singspiel e sostituisse il dialogo parlato con un continuo musicale, dispesando anche dei recitativi. Sfortunatamente, la scelta del librettista per questo nuovo ed importante lavoro cadde su Helmina von Chezy, una poetessa le cui liriche egli ammirava ma che non aveva nessuna esperienza in larghe forme poetiche, ed ancor meno di teatro o di opera. Dissensi durante la stesura del libretto, e l'insistenza di Weber ad inserire elementi romantici e soprannaturali, portarono alla creazione di un lavoro inevitabilmente indebolito dalla inerente mancanza di coesione e credibilità del testo, e nonostante la grande influenza che la partitura ha esercitato sui successivi compositori, in particolare Schumann e Wagner, Euryanthe non è mai riuscita a reggere il confronto con Freischutz ed a conquistare un posto stabile nel repertorio. In questo senso, la scelta del Festival di Glyndebourne di concentrare una considerevole quantità di risorse in una nuova produzione del lavoro poteva sembrare quantomeno azzardata, ma se di una scomessa si è trattata, sicuramente è una scommessa vinta. E' anche vero che la storia dell'opera è ricca di libretti deboli, e questo non ha mai fermato altri lavori dall'affermarsi esclusivamente sulla base del loro valore musicale: dopo la performance di ieri seri ci sono pochi dubbi che dal punto di vista musicale Euryanthe sia un capolavoro. Sicuramente il merito di questo successo va a Mark Elder e all'Orchestra of the Age of Englightenment, che da soli valgono il prezzo del biglietto: fin dall'estesa ouverture è apparente come la lettura di Elder sia profondamente attenta ai dettagli orchestrali, al colore, ma allo stesso tempo alle relazioni interne della macrostruttura del lavoro, con contrasti di tempi e flessibilità ritmica che esaltano il potenziale drammatico di una partitura variegata e complessa, e che è ben si adatta alla ricchezza timbrica e malleabilità di suono di questa incredibile 'period band'. Schubert, che ammirava Der Freischutz, aveva criticato la mancanza di struttura e l'assenza di melodie degne di questo nome in Euryanthe, ma all'orecchio contemporaneo questo commento deve senz'altro apparire eccessivo: l'opera ha momenti di grande liricismo, insieme ad alcune arie di considerevole caratura ed a molti cori dove la riccehzza melodica della partitura è più evidente: dopotutto Weber guardava a Spontini come esempio piuttosto che a Mozart. Anne Schwanewilms è perfetta nell'esigente ruolo principale, e canta con grande controllo e squisitezza di fraseggio, proiettando un'immagine intensa ed allo stesso delicata di questo personaggio solo apparentemente monodimensionale. Laureen Flanagan fornisce un grande contrasto nel ruolo della traditrice Eglantine, commiserevole all'inizio, quindi determinata nel suo piano di vendetta ed alla fine senza controllo nella gioia perversa della vittoria: la sua performance vocale è un crescendo di intensità, anche se non sempre controllata, e la tensione tra le due donne, sfruttata a pieno dalla produzione, diventa l'asse portante della serata. Meno incisivo è il contrasto tra i due ruoli maschili: Stephen Gadd ha sostituito all'ultimo minuto un indisposto Pavlo Hunka nel ruolo di Lysiart, e fornisce un eccellente prova, ma John Daszak è incerto nel ruolo di Adolar, con tono fisso ed intonazione insicura, e sembra non avere chiaro la natura del personaggio. In questo non e' certo aiutato dalla produzione di Richard Jones, che nel tentativo di fornire una lettura coerente del lavoro costruisce una produzione non sempre funzionale, anche se ricca di idee. Come sempre il coro di Glyndebourne è eccellente sia dal punto di vista vocale che drammatico, a completare una serata estremamente soddisfacente.

Interpreti: Schwanewilms, Daszak, Hunka, Flanigan, Bayley

Regia: Richard Jones

Scene: John Macfarlane

Costumi: John Macfarlane

Coreografo: Catherine Malone

Orchestra: Orchestra of the Age of Enlightenment

Direttore: Mark Elder

Coro: The Glyndebourne Chorus

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