Dufourt e le percussioni

A Milano Musica l’esecuzione di Erewhon di Dufourt con Les Percussions de Strasbourg

(foto Guy Vivien)
(foto Guy Vivien)
Recensione
classica
Milano Musica Milano
16 Ottobre 2010
Difficile dar conto della produzione di Hugues Dufourt, compositore classe 1943 che ad oggi ha segnato uno dei tanti sconvolgimenti della musica contemporanea (lo spettralismo, in particolare): difficile perché essendo Dufourt ancora in vita, la sottile differenza tra agiografia e studio critico è fra i musicologi sempre labile. Occorreranno decenni perché ci si renda conto davvero, e senza pregiudizi di ogni sorta, della reale portata (teorica soprattutto) del pensiero di Dufourt, peraltro sovente fissato su carta. Proprio Milano, con illuminato anticipo, già nel 1987 proponeva la raccolta degli scritti di Dufourt come “Quaderni della Civica Scuola di Musica”, prima ancora della loro pubblicazione nella nativa Francia: oggi, Milano torna ad omaggiare Dufourt grazie al festival Milano Musica, che certamente costituirà negli anni a venire un punto di riferimento per l’esegesi e ricezione della musica del compositore. L’edizione 2010 presenta una buona fetta della produzione di Dufourt, compresi i grandi lavori di svolta come Saturne o Erewhon. Proprio quest’ultimo è stato portato al Teatro Dal Verme con il complesso di percussionisti a cui è stato dedicato nel lontano 1976, ossia Les Percussions de Strasbourg: 150 gli strumenti a percussione richiesti, una cartesiana precisione nello sciorinare per circa ottanta minuti di brano una serie infinita di varianti timbriche e acustiche, la mano felice del direttore Lorraine Vaillancourt, fanno di questo ensemble uno dei migliori complessi di percussioni al mondo e l’interprete ideale di Erewhon (anagramma di Nowhere). Il pubblico ha assistito con crescente concentrazione al dipanarsi della tavolozza sonora, dal suono secco dei tamburi alla levigata oniricità del gong lasciato risuonare per attimi che sembrano infiniti.

Orchestra: Les Percussions de Strasbourg

Direttore: Lorraine Vaillancourt

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