Don Carlo torna a Madrid

Al Teatro Real con la direzione di Nicola Luisotti

Don Carlos
Don Carlo
Recensione
classica
Teatro Real, Madrid
Don Carlos
18 Settembre 2019 - 19 Ottobre 2019

Strutture, pilastri e parallelepipedi semoventi di mattoni grigi ovunque: a far da sfondo e da cornice, dall’inizio alla fine, alla scena di questo Don Carlo (versione di Modena) che ha inaugurato la stagione di quest’anno al teatro Real di Madrid, con la regia di David McVicar e le scene di Robert Jones. Un aspetto scenografico, nelle intenzioni della regia, per rimarcare in maniera più che accentuata, il carattere claustrofobico e oppressivo dell’ambiente e delle relazioni umane della corte spagnola di Filippo II. E’ questa una soluzione che, se efficacemente evoca anche il colore e i caratteri austeri delle architetture di palazzi dell’epoca come l’Escorial, alla lunga risulta alquanto monotona e prevedibile. Con i costumi rigorosamente d’epoca - in controtendenza con le attuali consuetudini - la regia di McVicar, specie nelle scene corali, con studiate simmetrie, riesce comunque a creare efficaci e suggestivi  tableaux vivants; è una regia che, pur attenta alla narrazione ed agli aspetti, per così dire, plastici, tuttavia nel gesto e nella conduzione teatrale non va oltre le più trite e abusate convenzioni melodrammatiche. 

I caratteri contraddittori spesso duplici, che ogni personaggio di quest’opera porta con sé, riescono in ogni caso ad emergere efficacemente, ma solo in virtù della forza della musica di Verdi, questa volta per merito di un ottimo cast vocale e di una direzione musicale, come quella di Nicola Luisotti, profondamente radicata nel linguaggio verdiano. A parte l’ottima tenuta e controllo degli insiemi e dei concertati, si nota nella lettura del direttore italiano un’attitudine che è fatta di ‘mestiere’ ma anche di particolari finezze, imponendo con vigore forza drammatica ma anche sapendo abilmente far risaltare il colore degli strumenti nel dialogo con le voci, in momenti particolari di cui è ricca questa partitura. Così ad esempio nel dialogo degli archi con il bel colore vocale e l’ottima dizione di Dmitri Belosselsky in “Ella giammai m’amò”. 

Brillante compagnia di canto dunque, affiancata dall’ottima compagine corale del teatro madrileno, che ha fatto di questo allestimento un evento sicuramente di grande pregio. Da segnalare un potente Luca Salsi, nel ruolo del marchese di Posa, anche se a momenti esageratamente spinto nell’emissione. Marcelo Puente nel ruolo del titolo, pur con una resa vocale a tratti ineguale si è imposto progressivamente con autorevolezza nel confronto con le altre voci. Ekaterina Semenchuk ha interpretato la principessa di Eboli, evidenziando grande duttilità con una spigliata Canzone del velo così come nelle sfumature e nella forza drammatica impressa a “O don fatale”; Maria Agresta, applauditissima, ha interpretato il ruolo di Elisabetta di Valois con notevole colore vocale, dosando mirabilmente delicato e sentito lirismo con forza e incisività, tratteggiando così le varie sfaccettature del personaggio, specie nella scena finale, con “Tu che le vanità conoscesti del mondo”.

 

 

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