Don Carlo ricordando Visconti

Viva Verdi ossia volantini che piovono dal loggione sulla platea del Teatro del Maggio alla prima del Don Carlo con Zubin Mehta sul podio. La ripresa delle celebri messinscene di Visconti ripropone un'idea di teatro d'opera di affascinante inattualità. Nel cast spicca su tutti la potente Eboli di Violeta Urmana.

Recensione
classica
Teatro Comunale di Firenze Firenze
Giuseppe Verdi
03 Dicembre 2004
Si dà a Firenze un bel Don Carlo che recupera le celebri messinscene di Visconti, qui riprese da Joseph Franconi Lee: spettacolo di affascinante inattualità, oramai fissato e forse irrigidito in una serie di magnifici e foschi quadri spagnoleschi, alcuni dei quali peraltro molto ben resistono all'usura del tempo (e inattesa e ben orchestrata citazione dal viscontiano "Senso" quando il pubblico, parte del quale aveva male accolto la lettura di un comunicato dei lavoratori del Teatro del Maggio, è stato poi sommerso da una pioggia di volantini bianchi, rossi e verdi, Viva Verdi ossia Vogliamo una Economia di Rilancio Delle Istituzioni liriche). Lo si dà in due versioni alternate in cinque e in quattro atti: è sostanzialmente l'edizione di Modena del 1886 che reintegra l'atto di Fontainebleau (ma con altre significative aggiunte dalla versione parigina 1867); per cui l'edizione in quattro atti non è affatto la ben nota versione milanese, bensì Modena senza Fontainebleau. Mehta si gode questa partitura straordinaria in tutti i suoi aspetti, quello disinibitamente Grand-Opéra e quello dei colori crepuscolari, luttuosi (impressionante il preludio del quinto atto), arditissimi, con sonorità come sempre sontuose e calde, talora, come nella scena Filippo-Grande Inquisitore, quasi sublimando in lenta e metafisica delibazione le vibrazioni del dramma. Con i suoi centri rigidi e inamabili Fabio Armiliato è purtroppo un Carlo esposto alle contestazioni del pubblico; Barbara Frittoli è un'Elisabetta nobile e struggente ma di talora insufficiente peso drammatico, al contrario della potente Eboli di Violeta Urmana, trionfatrice della prima; Roberto Scandiuzzi, Carlo Guelfi, Paata Burchuladze e Ayk Martirossian si spendono con partecipazione nei ruoli di Filippo, Rodrigo, del Grande Inquisitore e del Frate. Successo vivissimo.

Note: Allestimento del Teatro dell'Opera di Roma. Ricostruzione dell'Atto di Fontainebleu del Maggio Musicale Fiorentino. Edizione in cinque atti: 3, 7, 12, 16 dicembre 2004. Edizione in quattro atti: 5, 10, 14, 18 dicembre 2004

Interpreti: Filippo II: Roberto Scandiuzzi (3, 7, 12, 16 dicembre)/René Pape (5, 10, 14, 18 dicembre) Don Carlo: Fabio Armiliato (3, 7, 12, 16)/ Marcus Haddock (5, 10, 14, 18) Rodrigo: Carlo Guelfi (3, 7, 12, 16)/ Lucio Gallo (5, 10, 14, 18) Il Grande Inquisitore: Paata Burchulazde (3, 5, 7, 10, 12, 14, 16) / Ayk Martirossian (18) Un Frate: Ayk Martirossian (3, 5, 7, 12, 16) / Enrico Turco (10, 14, 18) Elisabetta di Valois: Barbara Frittoli (3, 7, 12, 16) / Adrienne Pieczonka (5, 10, 14, 18) La Principessa d'Eboli: Violeta Urmana (3, 5, 7, 12, 16)/ Dolora Zajick (10, 14, 18) Tebaldo: Gemma Bertagnolli Il Conte di Lerma: Enrico Cossutta Un araldo reale: Carlo Bosi Una voce dal cielo: Alessandra Marianelli Deputati fiamminghi: Franco Boscolo, Alessandro Calamai, Calogero Andolina, Joseph Song Chi, Jin Hwan Hyung, Sungil Kim, Evgeny Stavinskiy

Regia: Luchino Visconti / Alberto Fassini ripresa da: Joseph Franconi Lee

Scene: Luchino Visconti

Costumi: Luchino Visconti

Coreografo: Marta Ferri

Orchestra: Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Direttore: Zubin Mehta

Coro: Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro Coro: José Luis Basso

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