Domenica di Fura

A Colonia conclusione del ciclo “Licht” di Stockhausen

Recensione
classica
Staatenhaus Koln
09 Aprile 2011
Trova finalmente battesimo scenico l’ultimo atto di “Licht”, l’enorme cosmogonia in musica in 7 opere di Stockhausen composte nell’arco di trent’anni prima della scomparsa nel 2007. “Sonntag”, il giorno dedicato alla lode di Dio attraverso il complesso disegno del creato, celebra l’unione fra l’Arcangelo Michele e Eva, personaggi-simbolo, con Lucifero, sui quali si incardina la concezione musicale e lo sviluppo tematico del ciclo. Le cinque scene più un congedo sono già state eseguite fra il 1999 e il 2004, ma per la prima volta l’opera integrale (spalmata su due giorni) è affidata a un unico team creativo. La mancanza di un centro sia musicale che narrativo e la sostanziale disorganicità della composizione, tuttavia, sono sfruttate intelligentemente dal team de La Fura dels Baus che ne fa un festa di immagini folgoranti e sempre in movimento di cui gli spettatori sono parte. Due gli spazi: un enorme padiglione circolare bianco per le tecnologiche rivoluzioni planetarie delle prima scena (Licht-Wasser), le processioni penitenziali di sapore millenaristico dei cori della seconda (Processione degli Angeli) e la celebrazione coreografica delle unioni terrene nei sei angoli del mondo della quinta (Hoch-Zeiten). Un secondo spazio, nero, allagato, per il lungo elenco delle creature sullo sfondo di proiezioni in 3D e coreografie acquatiche della terza scena (Licht-Bilder), la fantasmagorica rievocazione delle altre stazioni di “Licht” fra simboli esoterici e fumi di incenso della quarta (Düfte-Zeichen) e la parte orchestrale della quinta scena, eseguita in contemporanea con quella coreutica che precede il congedo del finale. Disegno complesso che vive attraverso i corpi, le voci e i suoni dell’universo degli interpreti coinvolti, da elogiare in blocco. Pubblico entusiasta.

Note: Prima rappresentazione integrale in forma scenica. Altre rappresentazioni: 20-21, 24, 26-27, 28-30 aprile; 1 maggio 2011.

Interpreti: Csilla Csövari (soprano), Anna Palimina (soprano), Maike Raschke (soprano), Noa Frenkel (contralto), Alex Mayr (tenore), Hubert Mayer (tenore), Jonathan de la Paz (baritono), Michael Leibundgut (basso), Leonard Aurisch (voce bianca) Marco Blaauw (tromba), Chloé l’Abbé (flauto), Fie Schouten (corno di bassetto), Ulrich Löffler, Benjamin Kobler (sintetizzatore) Ioannis Avakoumidis, Alexeider Abad Gonzales, Pierre Alexandre, Yi Cheng, Hassan Gonzalez Otero, Challenge Gumbodete, Bibiana Jimenez, Igor Kirov, Santiago Rafael Lozano, Jessica-Alexandra Maróthy, Elisa Marschall, Birgit Mühlram, Andrew Pan, Carlos Paz, Jelena Pietjou, Albert Garcia Sauri, Ayako Toyama, Yasha Wang, Eva Priyanka Wegener, Alain Zambrana Borges (danzatori)

Regia: Carlus Padrissa (La Fura dels Baus)

Scene: Roland Olbeter

Costumi: Chu Uroz

Coreografo: Athol Farmer e Carlos Paz

Orchestra: musikFabrik

Direttore: Peter Rundel e Kathinka Pasveer

Coro: Chor der Oper Köln, WDR Runfunkchor, Cappella Amsterdam, Estonian Philharmonic Chamber Choir

Maestro Coro: James Wood, Andrew Ollivant, Rupert Hubert

Luci: Andreas Grüter (video Franc Aleu)

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Un programma apparentemente eterogeneo ma percorso da un (sottile) filo comune: il Mediterraneo  e l’Italia

classica

La conclusione della terza edizione del festival Purtimiro di Lugo, con Sogno Barocco e Concerto Italiano

classica

Perplessità per molti dei lavori di teatro musicale presentati nella rassegna veneziana curata da Ivan Fedele